mercoledì 15 dicembre 2010

appunti e spunti sbocconccellando Wired di dicembre

Alla fine mi è arrivato wired di dicembre. Mentre divoravo la solita piadina ne ho letto un po'. Purtroppo il tovagliolo si ferma a pag. 80. Ci sono comunque parecchie storie da conoscere:

Bene. Forse ci sarà una parte due.
O forse i link scadranno prima che possa pubbicarli, diventeranno già noti e quindi niente. Di certo il numero finirà domattina al massimo...

martedì 30 novembre 2010

Updates from Wikileaks: (h)AR(d)CORE, Italy.

Per la gioia di Frattini e Berlusconi ecco una prova (gentilmente fornita da quel Mr Assange definito criminale) della macchina del fango che agisce contro l'Italia e il governo.
Stupisce però che questa volta il complotto non sia ordito dai soliti media rossi, ma da ipse Gogol. Ecco che cosa veniva visualizzato sui PC dei diplomatici US incaricati di scrivere il rapporto...

venerdì 15 ottobre 2010

PD e FS le somiglianze son solo nel logo?



Sarà il clima elettorale ma in stazione a Milano ho notato una stranissima e inquietante somiglianza tra il logo del PD e quello delle FS (che nell'immagine sopra potrebbe non essere aggiornato).

La domanda sorge spontanea: e se le somiglianze non fossero solo nel logo?



Image creditis: zamparini e fsnews (gia!)

giovedì 7 ottobre 2010

Lega (ti) alle poltrone

Leggo sull'espresso del 7 ottobre 2010 (bella cosa gli abbonamenti) di due simpatici leghisti stracolme di poltrone:Nicola Cecconato (14) e Leonardo Ambrogio Carioni (almeno 4).

Del primo si erano accorti tempo fa (maggio 2010) gli svizzeri, con un articolo solertemente tradotto da italia dall'estero. Sul secondo c'è qualcosa qui in questo post dell'espresso.

Il pezzo originale dell'espresso sta qui.


La foto de simbolino del paladino dei ladroni di poltrone viene dal sito dei giovanipadani.

venerdì 1 ottobre 2010

I politici italiani su Facebook - Baroncelli

La pagina dei politici italiani su Facebook di Baroncelli è riuscita a dare una scossa alla stampa quando - udite, udite - Vendola ha passato Berlusconi a livello di fanpage.

La pagina è - giustamente - diventata nota perchè fornisce monitora le variazioni delle fanpage dei politici. Questo è senza dubbio un merito. Ci sono però dei limiti che vorrei far notare e che, vista la fama della pagina, andrebbero colmati.

Primo limite: manca un archivio dei dati mese per mese. Non è possibile avere i dati grezzi per le varie relevazioni (quanti fan aveva il politico X nella rilevazione Y?). Eppure i dati sono archiviati perchè Baroncelli fa vedere le variazioni rispetto alle edizioni passate.

Secondo limite: i dati sono statici. Non c'è l'incremento percenutale. In questo modo, visto che la classifica dell'incremento è solo assoluta, in testa tenderanno ad esserci sempre i soliti per il principio del ricco che si arricchisce. Chi cresce di 300 partendo da 600 ha raddoppiato i suoi fan e dovrebbe emergere rispetto a chi di 200000 ne ha presi "solo" 2000. Per evitare l'effetto opposto - di privilegio dei nuovi arrivati - si può scegliere di far entrare un politico anche nella classifica percentuale dopo un certo numero (due?) rilevazioni o raggiunto un minimo di fan (1000? 2000? 10000?).

Terzo limite: manca una storia politico per politico. Cliccando sui nomi si accede alla fan page e non a tutti i dati sulle sue successive rilevazioni.

Quarto limite: i dati non sono esportabili.

Quinto limite: mancano grafici e la possibilità di confrontare il rendimento su lungo termine dei politici.

Se anche voi pensate che la classifica di Baroncelli sia uno strumento troppo importante e avete volete che migliori la visualizzazione dei preziosi dati che raccoglie, scrivetegli e segnalategli le vostre osservazioni (e magari questo post).


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giovedì 30 settembre 2010

IMMI, legge sbavaglio e fatto quotidiano.

Piccolo post per ringraziare Federico Mello e la redazione del fatto che ieri ha segnalato la mia traduzione della legge sbavaglio nella sua rubrica "Mondo web".

Spero che in questo modo chi passa da qui apposta per rintracciare la IMMI riesca a trovarla. Ho anche aggiunto un pulsante da qualche parte sulla destra per facilitare l'accesso alla traduzione. Federico mi lusinga chiamandomi "blogger", ma temo che i blogger ne sappiano qualcosina di più di html, grafica e design.
Per ora non posso che metterci i contenuti migliori che posso. Sul contenitore, purtroppo, c'è ancora parecchio da lavorare.


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domenica 19 settembre 2010

TwiNtterVISTA @MarcoMenu

Dopo parecchio, rieccoci con le TwiNtterVISTE.
L'ospite (o lo spammato di DM, vedete voi) di questa volta è @MarcoMenu noto soprattutto come "quello bannato dall'IdV" di cui avevo già parlato in questa occasione. Oltre al blocco si parla rete, giornalismo partecipativo, cittadinanza attiva, metodi per retribuire gli utenti produttori di contenuti, foto rubate e diritti non pagati, direttori di Reset resettati causa imminente candidatura IdV... ok, la smetto. Iniziamo!

ES: Twintervista a rilento ma ci proviamo? N°1: mi fai una breve storia del blog prima del blocco?
MM: Onorato e sempre disponibile per la twintervista, iniziamo... Una Voce tra le Onde è online dal 2007, vorrei che leggessi il primo post, una sorta di editoriale ancora attuale http://bit.ly/a43gAc. Libertà di pensiero, espressione e confronto: queste le basi della mia filosofia di vita, e non mi limito al blogging http://bit.ly/cFQZtI

ES: beccato su anobii. Come va con eretici digitali? Tu lo sei?
MM: Condivido certe visioni di Russo e Zambardino, altre decisamente no. Sono d'accordo con l'idea di base: giornalismo e rete devono dialogare.

ES: Sono curioso: il decisamente no che cos'è? La parte su fondi e pubblicità?
MM: Anche loro sono mossi da interessi di casta. Il giornalismo non è più esclusiva dei giornalisti. Tutti hanno diritto a una retribuzione.

ES: Il ragionamento fila ma... sei così ottimista con l'umanità da dire che tutti possono fare i giornalismo? (Certo, se lo fa Minzolini...).
MM: No, ma tutti possono produrre contenuti, e se un giornale li utilizza deve retribuire. Invece il web viene sfruttato. Troppo facile così.

ES: che modello proponi per retribuire i produttori di contenuti? Flattr?
MM: Flattr è una possibilità. Gli strumenti non mancano, e non mancherebbero nemmeno le risorse. E' un problema di mentalità. Vuoi un esempio?

ES: Esempio (soprattutto sulle risorse...)! e già che parli di ottusi, hai un tweet e un link per accennare al blocco :)
MM: Ai quotidiani non mancano risorse. Basterebbe riorganizzarle. Una rivista tedesca mi pagò per 1 foto su Flickr, in Italia me l'hanno rubata. Non ho capito: ti serve un tweet o un post dal blog dove racconto la faccenda del blocco?

ES: un tweet che introduce il post sarebbe fichissimo. Ma come preferisci, son mica @idvstaff. E poi mi linki (e racconti) della foto?
MM: Banalmente questo tweet con link al post http://bit.ly/dcQ1fw. La questione della foto è raccontata qui http://bit.ly/au8WhR

(Marco mi ha autorizzato a "rubargli" la foto: la trovate qui con tutto il resto del post)


ES: e adesso è tempo di parlare del blocco (e anche delle tweet reazioni)
MM: Il blocco di @idvstaff arriva mercoledì 14 luglio (ore 18 circa), in seguito alle mie ripetute domande sui criteri di candidabilità dell'IDV. Le reazioni sono state di supporto. Molti tweeters hanno chiesto a @idvstaff di sbloccarmi e rispondere, purtroppo, a oggi, senza successo. Ma c'è anche chi ha scritto che me lo meritavo, che sono un rompiscatole, che il problema è Berlusconi, non Di Pietro.
C'è chi mi è andato contro in pubblico e poi in privato mi ha detto che pensa di candidarsi con l'#IDV, quindi doveva farlo per forza. Ci sono blogger come te che hanno dato spazio alla vicenda, e altri più "famosi" (ByoBlu e Grillo per esempio) che mi hanno ignorato. Quotidiani come Il Fatto, Repubblica e molti altri allo stesso modo non hanno mai risposto alle segnalazioni. Tutto questo fa riflettere.
E' evidente che se un politico imbavaglia un cittadino dandogli dello spammer, per aver fatto delle domande politiche, qualcosa non va. Qualcosa non va nel modo in cui politici, blogger e giornali interagiscono con i cittadini. Molti parlano di rete, ma pochi l'hanno capita. Forse è il primo caso di blocco politico di un cittadino su Twitter. E arriva proprio da @idvstaff. Nemmeno @sandrobondi aveva osato tanto.

ES: Non resisto. Ti scaglierai contro questi “probiviri” IDV che ti criticano solo perché si vogliono candidare?
MM: Ho già rotto i rapporti con @reset_italia proprio per questo motivo. Bisogna guardarsi intorno, anche in rete i "populismi" non mancano.

ES: si candida il sito? o il suo "direttore"? e con @giornalettismo e @agoravox è andata meglio?
MM: Il direttore di @reset_italia Paolo Margari: puoi leggere la discussione qui http://bit.ly/bFZBXy. Ora sto valutando altre collaborazioni.

ES: ma se si va a votare a breve (cosa dice il tuo totogoverno quando si va?) voti scheda bianca?
MM: La verità è che nessuno vuole le elezioni, nemmeno la Lega. Scheda bianca? Mai. Voterò valutando candidati e programmi come ho sempre fatto.

ES: domanda: hai mai pensato di porre la domanda così... Perchè #IdV che fa della legalità la sua bandiera usa dei riempilista prestanome?
MM: Un riempilista non è illegale, semmai può essere immorale. E' un problema di meritocrazia e militanza, doti per me essenziali in politica.

ES: Condivido le modalità di voto... ma come si fa a renderle pratica diffusa?
MM: Coltivando una coscienza critica sociale in ogni ambiente: famiglia, scuola, informazione. Il dubbio è alla base della democrazia.

ES: lo so che il riempilista è legale. Mi sembra incoerente utilizarlo se parli di trasparenza e di "legalità" in termini di "questione morale"
MM: Il punto è proprio questo: bisogna andare oltre gli slogan e verificare l'operato dei politici. Conosci Open Polis? http://bit.ly/dl6CTu

ES: hai adottato Di Pietro?
MM: Personalmente seguo il sindaco di Oristano (Nonnis) e il Pres. sardo (Cappellacci). OP è l'esempio di rete che vorrei: attiva e informata.


Come finisce la storia? Ovviamente con un nuovo inizio: http://bit.ly/cvVXjm

...attento Pierluigi!

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giovedì 2 settembre 2010

Vendola, fabbriche, Ikea.

Da un po' - ora che il PD si seppuka peggio dell'IdV con la rete - mi diletto a cercare soluzione con quello che chiamo "il problema (di) Vendola".

Funziona così: metti che hai un prodotto che localmente vende e funziona benissimo. Come fai a radicarlo altrove e a farlo diventare un marchio nazionale superando i singoli confini locali (in cui eccelle)? Ok, forse l'ho messa giù in termini che sono più familiari a un venditore di patate che a un politologo. Diciamo che sto cercando di imparare qualcosa da anni e anni di successi berlusconiani? ;)


(credits per la foto: http://gianlucapizzolla.blogspot.com/2010/07/o-tempora-o-mores-vendola-per-battere.html)

Ci riprovo. Vendola è bravissimo e fa le buche, purtroppo è il top solo nella sua zona (Puglia dove Vendola  2 tutti gli altri 0). Me ne sono accorto vedendo le facce alla "Chi?" dei i miei parenti pensionati quando gli dicevo che, tra i volti nuovi, non c'era solo Renzi.

La soluzione è stata: abbiamo il nostro modello (le fabbriche, un tempo era EmilLab come spiega assai bene @doonie con le sue slide). Diffondiamo e replichiamo quello.

Mettiamo che il modello funzione e si diffonde viralmente. Si radica sul terriorio. In Italia (e nel mondo). C'è addirittura il problema delle fabbriche farlocche... tutta manna dal cielo per gli organizer della Vendola campagna...
E così ogni fabbrica fa il suo "Vendola" con il miglior materiale locale. La fabbrica scopre tutto del territorio in cui è insediata e si mette a lavora a livello locale per migliorare le cose.

La missione però, se ho capito bene dove vuole arrivare Vendola, è avere Vendola come candidato n°1 di tutti quelli che non si riconoscono nel berlusconismo. (Diverso da quelli che oggi fanno il PD, ma appoggiato dal PD).

Ecco il nuovo problema:

COME COORDINI TANTE FABBRICHE EXTRA-POWER E STRUTTURATE A LIVELLO LOCALE PER VINCERE A LIVELLO NAZIONALE (E MAGARI EUROPEO)?

Come si fa a coordinare tante fabbriche con un messaggio vincente a livello locale in un soggetto che vinca al livell superiore (dalla Puglia, all'Italia, all'Europa etc etc)?

L'idea sarebbe quella di coordinare le fabbriche per farne una cosa tipo l'Ikea, cioè una metafabbrica che si impone a livello mondiale. Tra l'altro una metafabbrica in cui gli utenti pagano per fare poi il lavoro da te (il mobile non si monta in automatico).
Ok, forse questo risvolto della soluzione Ikea è fin troppo berlusconiano. Eppure questo fanno i volontari: montano il consenso al posto del partito evitando che debba bussare porta a porta (vero Bersani?).

Marketing a parte, il problema rimane.

Idee?


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venerdì 20 agosto 2010

Vienna, acquisti e un roba programmatica

Non scrivo da troppo, eppure in vacanza ci son stato solo 6 giorni (Vienna) e son tornato ieri.

Qualche nota al volo:

  • A Vienna la parola "istruzionie" ha ancora un significato. Forse è perchè non hanno Bondi alla cultura, fatto sta che gli studenti (fino a 27 anni) hanno sconti tra il 30 e il 60% per accedere ai musei in cui si entra a prezzo fisso per massimo una decina di euro (ho lasciato perdere Hofburg e Schoenbrunn... se vi piacciono Sissi e i cimeli imperiali magari dovrete sborsare di più. Non so se è marketing o la voglia di spennare i nostalgici).
  • Ai musei capita anche di entrare gratis (MUMOK: sempre se studenti; MAK: la domenica, chiunque) grazie a qualche privato che paga per sponsorizzare questi eventi. Noi invece paghiamo i privati un sacco con gli appalti.
  • Altra idea carina: le aiuole dei parchi non sono recintate o picchettate ma separate con delle panchine. La presenza delle panchine non implica che il prato non sia calpestabile, anzi.
  • Cosa da migliorare: i divieti di fumo sono limitati.

    Detto questo, mi è tornata voglia di curiosare e imparare una lingua in più. A questo proposito ecco la lista degli acquisti in lingua:

    1. T. Mann - Tristan
    2. J. L. Borges - Die Biliothek von Babel
    3. Deathnote 1
    4. Deathnote 3
    (scoprite l'intruso).

    A (s)proposito: qualcuno mi può consigliare:
    1. un buon dizionario italiano-tedesco
    2. un buon dizionario nur Deutsch
    3. un dizionario sinonimi e contrati Deutsch.

    Visto che sono in vena di liste, ecco qualche anticipazione di quello che mi passa per la testa quando penso a come sistemare il blog e a cosa scriverci (il fatto che ultimamente scriva poco non vuol dire che concettualmente sia trascurato, anzi):

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    mercoledì 28 luglio 2010

    Mailnterview con Riccardo Ferrigato - Segretario Giovani Democratici Novara

    Che cosa fanno gli studenti universitari alle prese con la tesi?
    Scrivono tante mail. Di queste, alcune servono per intervistare e farsi intervistare.
    Quello che segue è il risultato di qualche mail con il Segretario dei Giovani Democratici Riccardo Ferrigato, conosciuto sul campo alla manifestazione contro il bavaglio dopo uno scambio di battute virtuale su questo blog.



    Quanti anni bisogna avere per essere il responsabile dei Giovani PD Novara, nel senso c'è una quota massima? (mi sa che siam coetanei...)


    Innanzitutto sono Segretario della federazione Giovani Democratici della provincia di Novara. Tengo a sottolineare questo perché, mentre “Giovani Pd” è una etichetta vaga, Giovani Democratici è un’organizzazione nazionale, con le sue strutture e la sua autonomia.
    Qualunque Gd, uomo o donna, può candidarsi per questo ruolo. I GD hanno dai 16 ai 29 anni; io ne ho 24 [Nota endecasillabo: direi che siamo quasi coetanei]. Sono stato eletto da delegati scelti tramite primarie, ma non si sa ancora di preciso come funzionerà il prossimo congresso: siamo nati nel 2008 e ci stiamo dando uno statuto. Ad ogni modo, se ci stai pensando, inizia con il prendere la tessera GD… [Per ora la carriera politica (brutta parola) non mi interessa. Temo poi di avere un problemino con le tessere e i documenti che donatano "appartenza"... E ora che anche le librerie hanno le tessere e i bancomat sono tessere, okok.. La smetto. Però sono assai curioso di capire le cose, incluse le vicende politiche. A questo proposito aspetto ancora qualcosina da Cattaneo :)]


    Cosa fa di preciso un Segretario GD (in particolare a Novara)?

    Sinceramente non c’è un manuale e ogni federazione fa storia a se. Dipende molto da quale significato attribuisci alla giovanile. Qui a Novara crediamo nella necessità di creare un gruppo attivo sul territorio, che faccia sentire la propria voce sui temi importanti. Allo stesso tempo sentiamo la necessità di imparare, di formarci, perché non crediamo nel cieco giovanilismo ma nelle capacità che la nostra generazione può mettere in campo. Io cerco di organizzare iniziative che vadano in questa direzione e coordinare quelle che gli altri GD e le altre GD organizzano: per fortuna non sono da solo ma esistono cinque circoli territoriali con i loro coordinatori e c’è una segreteria di altre sei persone.


    Domanda bonus per passare al politico: che cos'è la sinistra? (prima ancora di dire qualcosa di sx sarebbe il caso di sapere che cos'è, no?)

    Le definizioni sono tante, alcune fantasiose, altre eleganti. Io sarò molto prosaico e per nulla esaustivo. “Sinistra” non è che un’etichetta che determina una serie di posizioni politiche su temi fondamentali. I contenuti cambiano perché cambiano le problematiche a cui dare risposta. Oggi le questioni fondamentali, a livello internazionale, sono quelle economiche, quelle legate al lavoro, all’immigrazione e all’ambiente. Le risposte “di sinistra” vanno verso la giustizia distributiva, i diritti dei lavoratori, i diritti umani e l’integrazione e la salvaguardia dell’ambiente. In Italia dobbiamo inoltre difendere un bene prezioso, la Costituzione.
    Ci sono altre tematiche, certo, ma credo che queste siano le direttrici rispetto cui oggi le posizioni politiche si polarizzano. Se vogliamo cercare una costante nelle posizioni “di sinistra”, credo che essa sia il desiderio di difendere le fasce più deboli, di ridurre le diseguaglianze sociali e di favorire l’integrazione dei diversi, specie attraverso il loro riconoscimento. Non so bene se questo è il senso proprio dell’”essere di sinistra”: forse queste costanti sono quelle che io cerco di seguire. Tuttavia le risposte ai problemi politici e sociali che reputo essere più assonanti a questo mio sentire, sono quelle che vanno sotto l’etichetta “sinistra”.


    Come la vedi, da cittadino e poi da Segretario GD, la sinistra a Novara? E il PD?


    Non ho un punto di vista privilegiato rispetto a quello di un normale cittadino impegnato
    . Se devo definire quello che vedo nella nostra città, direi che la sinistra è rattrappita. Usa questa definizione sia per definire l’incapacità di andare al di là delle proprie problematiche interne, sia per la difficoltà nel rivolgersi alle persone, ascoltarle e parlare con loro. Se la destra può contare sui media, che ovviamente la favoriscono, noi dobbiamo essere più presenti e coinvolgenti.
    Credo che il cambiamento debba iniziare dal Pd, il partito che ha la struttura e le persone adatte per cambiare la rotta discendente della sinistra novarese. Servono coraggio, posizioni chiare, presenza e capacità di ascolto: spero che il Pd sappia esprimere tutto questo nella prossima campagna elettorale, ma soprattutto nella sua attività quotidiana.


    E l'informazione locale? Come mai gli elettori del PD o della sinistra non hanno un giornale in cui ritrovarsi? Non ti dico di vedere l'unità adattata al novarese, ma qualcosina con una linea politica diversa da quella di Tribuna o quelle inesistenti degli altri giornali non sarebbe male... Mancano i soldi o latita proprio la volontà politica a fare qualcosa di vincente?

    Come ho detto, questo è un problema fondamentale. Non manca la volontà politica, ma non è un’impresa facile. Servono competenze e fondi. L’esperienza sul web di zero321.it è sicuramente positiva: possiamo dire di avere, almeno online, uno spazio di informazione in linea con la nostra prospettiva.


    Ok, la domanda di prima ha aperto il vaso di pandora degli autogol del PD. Vorrei sapere: a) che ne pensi di Civati e del suo blog da cui quotidianamente ci fa sapere tutto il marcio del PD che conta; b) perchè il PD a livello comunicativo è patetico (ho ancora in mente il cucchiaio di Vedovato...); c) cosa ne pensa un iscritto PD di #catechismoPD?

    Per quanto riguarda Civati e il suo blog, manifesto ignoranza, non lo seguo. Ho letto qualche post ma non so dare un giudizio complessivo. Posso però dire due cose: la prima è che quando ho iniziato a interessarmi al progetto del Pd, uno degli aspetti più innovativi era quello di costruire un partito trasparente e quindi vedo generalmente di buon occhio la pubblicità di quello che avviene all’interno delle “mura del palazzo”; la seconda è che ciò che si può captare dall’interno di un’organizzazione complessa come il Pd può non essere di facile interpretazione e dare vita a incomprensioni. Detto questo, manifesto ignoranza ma anche stima per Filippo Civati: a carte coperte, parteggio per lui.

    Il Pd è patetico a livello di comunicazione: le risposte possono essere tre e credo che tutte dicano qualcosa di vero. La prima è che è difficile competere con una destra che può contare sulla vicinanza/proprietà della quasi totalità dei media. Come dice Franca D’Agostini in un testo recente, non serve essere grandi comunicatori se i mezzi di comunicazione sono tutti tuoi. Se invece giornali e tv non passano la tua notizia, o la passano in maniera fuorviante, non puoi che annaspare. La seconda risposta è quella per cui è più difficile comunicare posizioni politiche che poggiano sull’analisi ragionevole dei problemi da risolvere, meno far leva su sentimenti e paure. Pensa il caso della Lega e dell’immigrazione e hai l’esempio perfetto. La terza risposta è che sarebbe comunque ora affidarsi a professionisti della comunicazioni e farsi un bel corso.
    Infine riguardo a #catechismoPD: non pervenuto! Purtroppo non ho account Twitter e neppure so come Twitter funzioni. Mi sono rifiutato di perderci tempo.. [Perplessità]


    Penso che il problema del PD però sia questo: i suoi esponenti sembrano essere digiuni di teoria dell'argomentazione e quindi anche quando hanno spazio rischiano il disastro. Che dire poi degli slogan (e suoi manifesti dovrebbe esserci più par condicio, credo): si può fare, sveglia piemonte, nouvelle cousine? meglio la paniscia???
    Veltroni aveva il "ma anche", Bersani non saprei... D'Alema si mette a insultare Sallusti, Fassino fa queste cose qui che è lo stesso atteggiamento del berlusconista doc (cosa inaccettabile per chi cerca di fare l'opposizione).
    Non pensi che un corsettino di TDA possa servire?

    Io credo che riguardo alla TDA il problema non sia del Pd ma della politica - almeno quella italiana - in generale. Puoi sostenere la capacità argomentativa dei partiti che vincono le elezioni? Non credo che Borghezio sia un maestro di argomentazione. Non lo è neanche Di Pietro. Bisognerebbe che l'elettorato fosse capace di distinguere buona e cattiva argomentazione per poter dire che il problema è quello di un partito manchevole nella TDA, ma il fatto che Berlusconi sia stato eletto tre volte prova il contrario. Purtroppo la battaglia politica spesso non è, come i filosofi vorrebbero, dibattito tra ragionevoli. Per questo non vedo il problema della paniscia di Vedovato: la paniscia non è un'argomentazione, ma intende essere un modo per richiamare l'attenzione dell'elettore disattento e digiuno di politica. Insomma, quando hai trenta secondi di passaggio al TG1 devi buttare una battuta tagliente, non argomentare. Io credo che i politici del Pd siano maggiormente in grado di argomentare rispetto a quelli della destra, ma non è questo che conta purtroppo. Quello che conta è saper far passare un'idea, per qunto scarsamente argomentata sia. In questo la destra è superiore (anche per i motivi di cui sopra).
    L'importante per il Pd è essere capaci di rincorrere la destra sul piano della comunicazione, senza dimenticarsi l'importanza della argomentazione. Poi un consottino di TDA serve sempre....


    Direi di tornare al regionale: come va a finire in Regione? e alle prossime comunali?
    Chiedi di sapere troppo ad un segretario di giovanile. Posso dirti che si rivoterà e che il Pd vincerà in Piemonte, a Novara e a Trecate… ma forse sono di parte!




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    martedì 20 luglio 2010

    Political seppukoo sui social network: MarcoMenu e IdVstaff su twitter

    Ma cosa succede alla politica in rete? L'IdV dà contro i suoi elettori.

    Vi ricordate Berlusconi con le 10 domande di Repubblica?
    La storia si ripete, ma stavolta a berlusconizzarsi è la più acerrima opposizione al FraInteso di Arcore: l'IdV.

    Lo scomodo interlocutore è MarcoMenu, blogger che si dichiara elettore del'IdV che ha avuto la colpa di fare delle domande al leader del suo partito. Si parlava di questione morale, di come vengono scelti i candidati, di come sia possibile avere delle piacenti signore arriviste che prima fanno da riempi lista e poi passano al PDL.

    Ecco il post del contendere a cui segue una breve risposta da @IdVstaff su twitter, subito commentata da Marco.

    Su Twitter la voce inizia a girare. A questo punto l'IdV reagisce superando Berlusconi e blocca il suo elettore che gli ha fatto una domanda. Ecco qui il post in cui Marco racconta la vicenda.

    La protesta, sempre grazie a Twitter, aumenta e IdV è costretta a precisare di aver bloccato "uno spammer". Marco commenta anche questa volta ed è qui che forse emergono le maggiori difficoltà a stare su internet da parte dell'IdV.

    La vicenda, assurda, di un partito che non solo si rifiuta di rispondere a un suo eletto ma lo blocca anche come "spammer" è grottesca. Forse conviene concludere citando @MarcoMenu "Non basta esserci sui Social Networks, bisogna saperci stare" e anche: "La nuova politica, quella che potrebbe dare futuro decoroso all'Italia, spesso è portata avanti da cittadini che i politici ignorano. #fail".

    La cosa più dubbia è che l'IdV si è aparta ai blogger collaborando con loro e provando ad "ascoltare la rete". Vorrei sapere da Daniele Martinelli - che, mentre insegue Cota che gli dice "non sono un pubblico funzionario" dice di essere un blogger e di collaborare con l'IdV - che cosa si prova ad avere a che fare con un soggetto politico così ambiguo verso la rete.

    Ribadisco la mia solidarietà a Marco e spero che riesca a fare presto pace con il suo partito. #liberatemarcomenu


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    martedì 13 luglio 2010

    IMMI - traduzione legge islandese antibavaglio (sbavaglio)



    NOTA IMPORTANTE:

    Qui sotto trovate la mia traduzione della IMMI (Icelandic Modern Media Initiative). La traduzione si basa sulla versione inglese che ho linkato e, pertanto, come si legge nelle prime righe non ha valore legale definitivo perché, in caso di controversie, fa fede il testo islandese.

    Ho comunque voluto tradurre il testo per seguire lo spirito di questa proposta che vuole che tutti siano informati, possibilmente nella loro lingua (il che, sia chiaro, non dev'essere un pretesto per futili campanilismi). Nonostante tutti i post it gialli e le manifestazioni contro la legge bavaglio anche chi ha parlato dello “sbavaglio” islandese non ne ha mai fornito una traduzione, a cominciare proprio dall’opposizione che avrebbe il compito di informare e mettere a disposizione i documenti. Provo quindi a colmare questa lacuna, non so se da presunto blogger o da cittadino... vedete voi.

    Semplimente, per una volta, vorrei provare anch'io a dare un aiutino a quella cosa chiamata "democrazia".
    Se è vero che in Italia devo sentirmi mio malgrado privilegiato perché posso beneficiare di un accesso a internet, non bisogna dimenticare che, all’accesso (nel senso di “banda larga per tutti”) è connesso un problema di accessibilità dei testi che è soprattutto linguistico.

    Certo, la teoria dice che l’inglese dovremmo saperlo tutti e pure bene... Ma la teoria vorrebbe anche cittadini informati, politici che argomentano e non urlano, poteri che accettano la critica, piani senza attrito, mercati ad informazione simmetrica e tante altre bellissime cose.

    Spero, con questo contributo, di aver colmato una piccola lacuna in modo che tutti possano farsi un'ida di come funziona lo "sbavaglio".

    Ultima nota sulla traduzione. Non sono un esperto di inglese giuridico e il fatto che traduca una traduzione non mi aiuta. Gli errori (e orrori) sono comunque miei e sarò grato per ogni segnalazione o proposta di miglioramento.
    Ho lasciato in inglese la maggior parte delle sigle e dei nomi delle leggi e, nei casi dubbi, ho indicato tra quadre [] la traduzione inglese.

    Ribadisco che l’intento non è quello di fornire un documento avente valore legale, ma solo quello di mettere a disposizione di chi vuole informarsi una buona versione del testo.
    Così, per una volta, si potrà andare a vedere l’originale e non dipendere sempre dai racconti altrui in cui la fonte sfuma progressivamente.

    Buona lettura,
    Guglielmo.



    Icelandic Modern Media Initiative – IMMI


    Questa traduzione non è normativa. In caso di discordanza tra la versioni italiana e quella islandese, fa fede la versione islandese.


    Proposta di risoluzione parlamentare

    per l'Islanda affinchè essa prenda una posizione giuridica forte per quanto riguarda la tutela delle libertà di espressione e di informazione.

    Il Parlamento decide di affidare al governo il compito di trovare i modi per rafforzare le libertà di espressione e la libertà dell'informazione in Islanda, oltre a fornire forti protezioni alle fonti e agli informatori.

    In questo lavoro è opportuno consultare il team internazionale di esperti che ha aiutato a creare questa proposta.

    A tal fine,
    a. la situazione giuridico dovrebbe essere esplorata in modo tale che possano essere definiti gli obiettivi e che possano essere proposte modifiche alla legge o nuove proposte
    b. dovrebbero essere considerati le situazioni giuridiche degli altri paesi, al fine di riunire le migliori leggi presenti per rendere Islanda leader nella libertà di espressione e di informazione.
    c. dovrebbe essere istituito il primo premio internazionale per la libertà di espressione, il Premio islandese per la libertà di espressione.
    Con l'obiettivo di migliorare la democrazia, sarà data una solida base all’editoria e alla stampa, migliorando contemporaneamente il ruolo dell'Islanda nella comunità internazionale.

    Questa proposta di risoluzione parlamentare è scritta con il sostegno dei parlamentari di tutti i partiti. Per il lavoro sono stati consultati numerosi specialisti di valore sia stranieri sia locali che, se la proposta venisse accettata, hanno promesso un sostegno costante al governo islandese.


    Un progetto per l'Islanda

    La libertà di espressione, in particolare la libertà di stampa, garantisce la partecipazione popolare alle decisioni e alle azioni di governo e la partecipazione popolare è l'essenza della nostra democrazia.
    - Corazon Aquino
    Presidente democratico delle Filippine (1986-1992)

    La nazione si trova a un bivio che richiede un cambiamento legislativo. In momenti come questo non si dovrebbe guardare solo al nostro passato, ma anche prendere decisioni innovative per il nostro futuro.

    L'iniziativa legislativa che qui viene delineata mira a rendere l'Islanda un luogo attraente per l’avviamento e il funzionamento di organi di stampa internazionali, start-up dedicate ai nuovi media, gruppi a sostegno dei diritti umani e centri di raccolta dati su Internet. Essa promette di rafforzare la nostra democrazia attraverso il potere della trasparenza e di promuovere il prestigio internazionale del paese e l'economia. Si propone inoltre di richiamare l'attenzione a questi cambiamenti grazie alla creazione del primo premio islandese di rilievo internazionale: il Premio Islandese per la Libertà di Espressione [Icelandic Prize for Freedom of Expression].

    Il mondo dei media si sta rivolgendo a Internet che consente la pubblicazione da qualsiasi luogo. Per lettori di un giornale come il Guardian è indistinguibile se esso è stato pubblicato online da Reykjavik o da New York. Al tempo stesso, vi è una crisi riconosciuta nel giornalismo di qualità.

    Il luogo in cui pubblicare è deciso da fattori quali la distanza e la potenza delle comunicazioni, i costi dei server e le condizioni giuridiche. L'Islanda fornisce già le prime due: offre veloci cavi sottomarini ad alcuni dei più grandi consumatori di informazioni del mondo e la sua energia basata su fonti rinnovabili e le temperature miti sono attraenti per chi gestisce i servizi internet.

    Possiamo creare una linea politica generale [comprehensive policy] e un quadro giuridico [legal framework] per proteggere la libera espressione necessaria al giornalismo investigativo e a quell’editoria importante dal punto di vista politico. Mentre alcuni paesi offrono delle misure di base, l'Islanda ha ora l'opportunità di sviluppare un pacchetto legislativo attraente a livello internazionale, costruito a partire dalle migliori leggi delle altre nazioni.

    Esempi di leggi efficaci sono le seguenti: la recente legislazione dello stato di New York per bloccare la messa in atto delle sentenze [judgements] del Regno Unito che limitano la libertà di stampa, una legge belga del 2005 che fornisce una forte protezione per le comunicazioni dei giornalisti con le loro fonti, e il Freedom Press Act della costituzione svedese.

    Un pacchetto legislativo basato su queste e su altre protezioni attirerebbe un gran numero di media e di organizzazioni a favore dei diritti umani che affrontano sistematicamente sanzioni ingiuste. Le agenzie di stampa britannica, ad esempio, sono attualmente costrette a revisionare una quantità sempre maggiore di informazioni presenti nei loro archivi in un futile tentativo di proteggere ordini segreti di imbavagliamento [ward off secret gag orders] e le altre azioni legali abusive intraprese da miliardari litigiosi e lobby che cercavano di nascondere un comportamento corrotto. In modo analogo Transparency International e altri gruppi a favore dei diritti umani sono sistematicamente citati in giudizio per aver denunciato la corruzione sui loro siti.

    Questi influenti gruppi sarebbero ben disposti a promuovere e tutelare questa proposta di legge e, attraverso di essa, a rafforzare a lungo termine la nostra democrazia. Non si tratta soltanto di altri paesi che hanno bisogno usufruire di un tale sostegno legislativo - non dimentichiamo che il 2 Agosto 2009 le notizie serali delle RUV [il servizio televisivo pubblico islandese, NdT] sono state imbavagliate dalla banca Kaupthing.

    Il potenziale si vede già chiaramente. Molte agenzie di stampa importanti e organizzazioni a favore dei diritti umani si sono trasferite a Stoccolma per via della legge svedese vigente sulla libertà di stampa. Allo stesso modo, Malaysia Today si è trasferito negli Stati Uniti dopo essere stato perseguitato nel proprio paese. Poiché i costi legali per i soggetti dell’economia dell'informazione [partecipants in the information economy] hanno cominciato a crescere senza controllo, il mondo è alla ricerca di un insieme coerente di regole che pongano limiti definiti ai rischi che gli editori devono affrontare.

    Non tutti i vantaggi di questa proposta possono essere stimati economicamente: come per il vertice tra Reagan e Gorbaciov, gli effetti indiretti del legare assieme gli interessi del popolo islandese con gli interessi del mondo dei media non dovrebbero essere sottovalutati. La proposta che è stata descritta poco sopra farebbe dell’Islanda un caso unico nella discussione globale e ciò può portare alla benevolenza e al rispetto da parte delle altre nazioni.

    È difficile immaginare una risurrezione migliore per un paese devastato dalla corruzione finanziaria se non quello di promuovere a sua volta la trasparenza e la giustizia nel modello di business.


    Trasformare il progetto in legge


    Di seguito qualche breve accenno delle leggi che dovrebbero essere attentamente valutate e adattate per realizzare questo quadro giuridico di protezione. In alcuni casi la necessità di un cambiamento legislativo è chiaro, in altri casi serve più studio e ci limitiamo a mettere in evidenza i potenziali problemi offrendo delle possibili soluzioni che andranno poi ulteriormente considerate. Dato il numero di leggi diverse prese in considerazione e la necessità di coerenza tra le varie misure, chiediamo che vengano avviati ulteriori studi il più presto possibile.


    Tutela della fonte

    L’attuale protezione delle fonti di un giornalista è definita dalla legge sul trattamento dei procedimenti penali nr. 88/2008 e dalla legge sul trattamento dei casi privati no. 91/1991. Il presente disegno di legge sui media contiene articoli per proteggere le fonti di un giornalista. Si precisa tuttavia che i giornalisti hanno il diritto di rifiutarsi di dichiarare le loro fonti, tranne quando una decisione della corte stabilisce il contrario [a court ruling states otherwise], ai sensi dell'art. 119 della legge sul trattamento dei procedimenti penali nr. 88/2008. Questo sembra un'eccezione fin troppo ampia per un principio così importante e può contraddire il principio 3 della raccomandazione del Consiglio d'Europa R (2000) 7, su cui si basano gli statuti di protezione delle fonti dei media della proposta di legge. Data la natura di consenso generale [consensus nature] delle raccomandazioni del CdE, dobbiamo rafforzare la protezione di origine ben oltre questa raccomandazione.


    Tutela dell’informatore

    Nei casi per cui possediamo le statistiche, sono gli informatori interni ad aver fornito la maggior parte delle rivelazioni sulla corruzione delle lobby e del governo. I diritti delle persone a beneficiare di queste informazioni non devono essere ridotte e, come in molti altri paesi, si dovrebbero considerae meccanismi specifici per incoraggiare la denuncia delle pratiche immorali. Si potrebbe immaginare, per esempio, un diritto assoluto di comunicare informazioni ad un membro del Parlamento islandese.

    Il Federal False Claims Act degli Stati Uniti (31 USC § § 3.729-3.733) fornisce un modello di protezioni e incentivi per coloro che denunciano frodi ai danni dello stato. Secondo il Government Accounting Office (2006) il governo ha recuperato 9,6 miliardi di dollari attraverso questa legge che protegge e incoraggia la segnalazione delle frodi ai danni dello stato in diversi modi. Ad esempio, vengono fornite garanzie sulla conservazione dello status di anzianità e dello stipendio, oltre a dare il 15-30% delle somme recuperate come ricompensa e incentivo alla denuncia.

    I proponenti suggeriscono che siano apportate modifiche alle leggi in materia di diritti e doveri dei dipendenti pubblici (n. 70/1996) in modo che sia loro consentito di violare il segreto professionale in caso di circostanze che potrebbero rivelarsi fatali per l’interesse pubblico. Tali cambiamenti potrebbero essere apportati alla legge sull’amministrazione comunale [mucipal governance law] (n. 45/1996) per quanto riguarda i dipendenti delle amministrazioni comunali. I suggerimenti per tali modifiche sono stati forniti in tre proposte di legge: i documenti parlamentari 41 della 130a assemblea legislativa, il 994 dell'assemblea legislativa 132i e il 330 dell'Assemblea legislativa 133i. Si potrebbe anche rivalutare la modifica dell'articolo 136 del codice penale generale (n. 19/1940) in modo tale che l'interesse pubblico venga sempre tenuto in considerazione nei procedimenti contro i dipendenti pubblici che hanno divulgato informazioni classificate.


    Tutela delle comunicazioni

    Dal 2005 è stata progettata una legge belga per proteggere in modo esplicito tutte le comunicazioni tra le fonti e i giornalisti, dove entrambi i gruppi vengono definiti in senso lato. Tali protezioni però possono avere un effetto limitato se le registrazioni delle comunicazioni protette tra i giornalisti e le fonti vengono automaticamente memorizzate da parte di terzi.

    L’attuale legge sulle telecomunicazioni islandese no. 81/2003 attua il mandato di conservazione dei dati EEA. Essa si applica ai fornitori di telecomunicazioni e la sua attuale implementazione impone la conservazione di tutti i dati di connessione per 6 mesi. Essa afferma che le società di comunicazione possono fornire informazioni in materia di telecomunicazioni solo in caso di reato o di rischio per la pubblica sicurezza. Essa afferma inoltre che tali informazioni non possono essere ceduti ad altri se non la polizia e alla pubblica accusa.

    La direttiva europea che ha fatto sì che questa legge entrasse in vigore 2002/58/EB del luglio 2002 riguardava la privacy e la comunicazione elettronica, essa dovrà essere riesaminata in autunno del 2010 e la Corte costituzionale tedesca dovrà decidere se la conservazione dei dati è o meno in contrasto con lo European Human Rights Treaty. Alla luce di questi sviluppi e di una tendenza generale verso una maggiore consapevolezza della privacy, le leggi islandesi sulla conservazione dei dati potrebbero aver bisogno di aggiornamento per rispondere a queste preoccupazioni.

    Un altro aspetto della protezione delle comunicazioni viene dal capitolo V della legge attualmente in vigore 30/2002 su e-commercio e servizi elettronici, che prevede un'indennità per i "mezzi semplici" [mere conduits] quali le reti di telecomunicazione e i servizi Internet di hosting. Ci sono pochi eccezioni per lo più ben definite a tale indennità, ma l'eccezione per le ordinanze del tribunale generale, senza un’ulteriore definizione è preoccupante. Questo dovrebbe probabilmente essere migliorato chiarendo esattamente in quali circostanze possono scatenarsi tali eccezioni.


    Limitare la censura


    La censura è qualsiasi meccanismo giuridico che può essere usato per prevenire la forza pubblicazione. Queste censure hanno un impatto negativo significativo sulla libertà di espressione. La maggior parte delle democrazie pone forti restrizioni sulla censura che in alcuni casi sono assolute. Si dovrebbero trovare metodi per garantire che le leggi esistenti non verranno abusate nel tentativo di limitare la libertà di espressione.


    Tutela nei processi

    La parità di accesso alla giustizia è una parte importante della democrazia. Anche in paesi con una forte protezione costituzionale per la stampa, come gli Stati Uniti, esiste una debole protezione durante i processi e, di conseguenza, per gli editori partecipare alle battaglie legali può essere economicamente insostenibile. Anche nei casi in cui gli editori hanno la capacità di difendersi, questo può andare contro i loro interessi economici. Un esempio di questo è il caso del Time Magazine citato in giudizio negli Stati Uniti per un reportage in copertina sulla corruzione finanziaria nel culto di Scientology. Anche se la rivista Time ha infine vinto la causa, ha dovuto spendere 7 milioni di dollari in spese legali sottoponendo la questione al giudizio della Corte Suprema - di fatto si è trattato di una multa multi milionaria contro il Time magazine per aver svolto un giornalismo di qualità basato sulla ricerca. Sarebbe stato impossibile per une editore più piccolo attuare una tale difesa, e sarebbe impossibile per il Time Magazine portare avanti molte battaglie come questa; in questo modo si crea un "effetto raggelante" sul giornalismo di qualità che interferisce col processo democratico.

    Per un piccolo editore di resistere contro un contendente ben finanziato il cui scopo è coprire la verità dovrebbe essere sempre economicamente conveniente [cost effective] e, in generale, per le piccole imprese dovrebbe essere possibile difendersi da enti di grandi dimensioni. Un modo per farlo è attraverso un provvedimento simile a quello dello statuto anti-SLAPP della California (Strategic Litigation against Public Participation). Grazie a questo statuto, l'imputato può chiedere al giudice che presiede il caso di esaminarlo come una questione di libertà di espressione. Se la richiesta viene accettata, durante il caso sono attivate un certo numero di protezioni e, se il caso viene difeso con successo, il querelante deve pagare tutte le spese legali della causa.


    Tutela della storia [History Protection]

    Il 9 marzo 2009 la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha emesso una sentenza contro il Times di Londra che ha provocato una grande incertezza per gli editori europei. La Corte ha confermato che, ai fini della legge sulla diffamazione, una pubblicazione Internet dovrebbe essere considerato nuovamente 'pubblicata' ogni volta che un lettore ha opinioni. La sentenza inoltre ha stabilito che il procedimento per diffamazione avviato nei confronti di un editore dopo un considerevole lasso di tempo potrebbe dare origine, in assenza di circostanze eccezionali, a una interferenza sproporzionata contro la libertà di stampa ... '. Il tribunale ha lasciato agli Stati membri la libertà di decidere nel caso, il periodo di limitazione può essere applicato sugli archivi.

    La tesi secondo cui un archivio elettronico viene nuovamente 'pubblicato' ogni volta che viene letto è stato ampiamente abusata per rimuovere importanti articoli sulla corruzione dagli archivi dei giornali online ben dopo la loro pubblicazione. Per esempio il Guardian nel 2008, al fine di evitare le spese legali, ha rimosso diversi articoli pubblicati originariamente nel 2003 in cui riportava la condanna per corruzione di un miliardario coinvolto nello scandalo Elf-Acquitaine.
    Per proteggere l'archivio storico e dare certezza agli editori proponiamo, seguendo il modello utilizzato in Francia, che le azioni legali legati alla stampa debbano essere presentate entro due mesi dalla pubblicazione e che sia fissato un tetto massimo di risarcimento a 10.000 Euro (in Francia: tre mesi e 15.000 Euro di multa).


    Tutela per garantire le migliori condizioni per difendersi dalla diffamazione [Libel tourism protection]

    L'abuso della legge britannica sulla diffamazione è stato molto discusso in questi ultimi anni ed è stato recentemente contrastato a New York con la New York Libel Terrorism Protection Act. Una legge con lo stesso intento ha preso vigore nello Stato della Florida il primo luglio 2009 (legge in materia di non riconoscimento delle sentenze straniere per diffamazione). Una proposta simile è stata fatta a livello federale, ma non è ancora stata approvata come legge. Il metodo utilizzato negli Stati Uniti è, da un lato, di non riconoscere ogni verdetto della corte che contraddice il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti e, dall'altro, di fornire un quadro per i casi di rivelersi nei confronti di tali sentenze.

    Nel capitolo XXV del codice penale generale islandese, la legge 19/1940 ("Almenn hegningarlög") contiene la messa in atto della legge sulla diffamazione. Sono sorti problemi quando i tribunali di altri paesi hanno affermato la giurisdizione sulle pubblicazioni o le osservazioni che sono state stampate o rese note in Islanda. Una querela per diffamazione contro Hannes Hólmsteinn Gissurarson nel Regno Unito ha ricevuto notevole attenzione, anche a causa delle rivendicazioni sulla giurisdizione della rigorosa legge sulla diffamazione del Regno Unito.

    I sostenitori di questa proposta vogliono applicare una legge simile a quella in vigore a New York e in Florida. Le regole del trattato di Lugano concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle sentenza devono essere attentamente considerati in questo rapporto. Essi ritengono anche che gli imputati islandesi dovrebbero essere in grado di citare in giudizio il querelante per danni nei casi in cui la sentenza è considerata una violazione della regola generale di diritto.


    Legge sulla libertà di informazione [Freedom of Information Act]


    La legge islandese Freedom of Information (FOI) (Upplýsingalög, 50/1996) è stata emanata nel 1996 e da allora è stato modificata sei volte a vari livelli. Essa è in gran parte modellata sulle leggi del 1970di Danimarca e Norvegia. L'attuale FOI islandese non è conforme alla convenzione del Consiglio d'Europa e non corrisponde agli standard fissati nel trattato di Aarhus per le informazioni ambientali. Questo rappresenta un'opportunità per creare la massima trasparenza attraverso una nuova FOI islandese migliore e più compatibile a livello internazionale

    Ogni nuova inquadratura della legge islandese sulla libertà di informazione dovrebbe essere fatta soltanto dopo aver dato un'occhiata da vicino al Consiglio d'Europa del 2009 e alle raccomandazioni OAS così come agli elementi moderni e innovativi nelle leggi FOI di Estonia, Scozia, Regno Unito e Norvegia. Nel rispetto del trattato ambientale di Aarhus, gli standard riguardo alla rapidità di risposta, un numero limitato di esenzioni e un rapido accesso alle procedure di reclamo amministrativo dovrebbero essere lo standard per tutte l’informazione.

    Potrebbe essere ragionevole assicurarsi che questa legge si applichi a tutti gli organi di governo e a tutti gli enti governativi e non però che operano per conto del governo, così come alle entità che hanno ottenuto una concessione pubblica o sono pagati con fondi pubblici. La misura in cui le lobby possono evitare il rilascio di documenti che li riguardano deve essere rigorosamente limitato. La presente legge non si applica a quanto regolamentato dal diritto della pubblica amministrazione, dagli accordi internazionali, ecc La limitazione che riguarda quanto disciplinato dal diritto della pubblica amministrazione è di gran lunga la più vasta delle limitazioni attuali e avrebbe probabilmente bisogno di essere riconsiderata.

    Attualmente non esiste alcun registro centrale dei documenti detenuti dagli organismi governativi e non c'è alcuna forma richiesta e standardizzata per un documento FOI. Una caratteristica che potrebbe dare una maggiore trasparenza è un registro centrale di tutti quanti i documenti detenuti da un ente (non solo di quelli semplicemente prodotti) pubblicato attivamente su Internet. Al tempo stesso l’accesso al documento dovrebbe essere possibile per argomento, senza che i richiedenti debbano essere a conoscenza dell'esistenza di un documento per consultarlo.

    Gli artefici di una nuova legge islandese FOI dovrebbero assicurarsi che la legge si applichi allo stesso modo a tutti i documenti sia quelli classici [cartacei] sia quelli moderni [digitali]. Si potrebbe anche voler considerare un innalzamento del livello del reclamo amministrativo a una forma di livello più internazionale presso un commissario di informazioni dotato delle facoltà di decisione vincolante e potere di sanzione. Avere una simile procedura di reclamo impegnativa ridurrà il carico di lavoro del giudice, perché si prevede che un minor numero di richiedenti andrà in tribunale dopo la denuncia al commissario di informazione.

    Sarebbe meglio se limitazioni al rilascio di documenti non fossero mai assolute e se l'interesse pubblico venisse sempre considerato. Le limitazioni relative alla privacy non dovrebbe essere applicabili a tutte quelle informazioni legate al lavoro. Le deroghe dovrebbero scadere in modo ragionevole nel più breve tempo possibile. Si potrebbe considerare un sistema che garantisca la pubblicazione su internet di eventuali deroghe utilizzate con successo per evitare di rilasciare un documento e che poi tutti i documenti che usufruiscono della deroga vengano automaticamente pubblicati dopo la scadenza della deroga stessa.

    Come regola generale l’accesso ai documenti rilasciati dovrebbe essere reso disponibile attraverso la rete per tutti i cittadini. Questo aumenterà la trasparenza, preverrà le richieste di archiviazione multipla e inviterà gli enti governativi a comunicare i loro documenti in maniera attiva [pro-actively]. La legge dovrebbe essere basata sul concetto che i documenti del governo sono in linea di principio pubblici, a meno che un motivo eccezionale non ne impedisca la pubblicazione.


    Il Premio islandese per la libertà di espressione

    A differenza di altri paesi nordici, attualmente l'Islanda non ospita alcun premio di rilevanza internazionale. L’Islanda dovrebbe istituire un premio annuale che promuove l'Islanda e i valori rappresentati in questa proposta, dando riconoscimento a coloro che, attraverso le loro azioni negli ultimi 12 mesi, hanno fatto avanzare l'umanità con coraggiosi atti di libera espressione. Si prevede che il premio sia assegnato in primo luogo a giornalisti, informatori, attivisti per i diritti umani ed editori.







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    sabato 10 luglio 2010

    Tweetdeck Organizzazione Cervello



    Da più voci e da più parti mi è stato richiesto di spiegare un po' "come CiADueZetaO funziona twitter!" visto che qui mi capita spesso di parlarne.

    Penso che il modo migliore sia parlare di tweetdeck. Tweetdeck è un comodo programmino - potete scaricarlo dal link precedente, gira diversi OS per pc e su iphone e ipad - che vi consente di organizzare il materiale in ingresso (i contatti) sui vostri social network. Se proprio volete potete usarlo non solo per Twitter ma anche con facebook, linkedin, foursquare, buzz e myspace. Qui però, per ora, mi limito a presentarlo per Twitter.

    Prima di passare a Tweetdeck, due parole su twitter.
    Twitter è un servizio di microblogging basato su messaggi di 140 caratteri. In questo spazio fate in tempo a presentare un titolo e un link (ci sono tanti programmi che riducono le dimensioni dell'indirizzo da linkare, tipo tinyurl o bit.ly). Fosse solo così servirebbe a poco.
    Ci sono però 4 comandi e l'impostazione del network degne di nota.

    IMPOSTAZIONE
    Twitter non richiede amicizie da accettare. Quello che potete fare è seguire (follow) una persona e i suoi aggiornamenti (tweet). Facendolo non avete nessuna garanzia che lui segua i vostri tweet e, viceversa, nessuno vi obbliga a seguire tutte le persone che decidono di seguirvi.
    Questa è la dinamica following/follower che è molto più elastica e immediata delle amicizie di facebook e myspace.
    Da qui si vede già una cosa: un follower non è necessariamente né un amico né un fan!

    COMANDI e TWEETDECK

    Ecco i 4 comandi di base: menzione (@), ashtag (#), retweet (RT) e messaggio diretto (D) con la loro sintassi per tweetdeck e una breve spiegazione. Se usate twitter senza tweetdeck li ritrovate a spasso nell'interfaccia di twitter. (Brevemente: Facendo reply ottenere la manzione (@), l'ashtag (#) lo inserite a mano in entrambi i casi, il retweet lo fate selezionando il messaggio mentre per i messaggi diretti dovete aprire il profilo della persona a cui mandare il messaggio e scegliere "invia un messaggio a".

    @nomeutente: con @ seguito dal nome di un utente chiamate in causa una persona specifica presente su twitter. Non importa che lui vi segua o voi seguiate lui. Con @ potete chiedere o dire qualcosa a chiunque vogliate. Il messaggio in cui compare @ verrà visualizzato dai vostri follower (che vi seguono, quindi si prendono tutti i vostri messaggi) e in una sezione speciale del profilo dell'utente che avete indicato con @, le menzioni. Poi sta a lui rispondere o meno.

    #nomeargomento: con # (ashtag) seguito da quello che volete create un tag per l'argomento preceduto da #. Volete parlare con i lettori di wired? #wired. Volete parlare dei mondiali? #worldcup, volete protestare contro la legge bavaglio? #noalbavaglio.

    RT (retweet) di un tweet di tweet altrui: come col "condividi" di facebook: prendete il messaggio di qualcuno e lo condividete con chi vi segue. Con tweetdeck potete anche fare editing prima di retweetare.

    D (nomeutente): in questo modo potete mandare un messaggio privato (=che non viene visualizzato nelle timeline dei vostri follower) con un utente.


    E ADESSO, LE COLONNE!

    A questo punto siete pronti a interagire con la twittosfera e, probabilmente, finirete col seguire troppe persone. Tweetdeck vi consente di organizzarle in comode colonne. Come? Il video a inizio post dovrebbe aiutarvi a vedere come si fa.

    In pratica: selezionate "add column", gli date un nome e poi inserite gli utenti che appartengono alla categoria (ad esempio, amici, imperdibili, informazione, giocatori di tennis, etc etc). La lista può essere pubblica o privata, nel primo caso rendete un servizio alla comunità: anche gli altri infatti possono seguire la vostra lista.

    Spero di essere stato sufficientemente chiaro.
    Per tutto il resto ci sono i commenti o, se volete, mi trovate come @endecasillabo su twitter.

    P.s: ancora titubanti su tweetdeck? Vi dirò anche che potete programmare in anticipo i tweet (scrivi X alle ore Y del giorno Z) e gestire più profili contemporaneamente (twitter, facebook, myspace).
    Ultima chicca: se avete un pc a cui è stato bloccato l'accesso a Twitter con tweetdeck state usando un programma, quindi dovreste aggirare l'ostacolo. Buoni esperimenti!


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    martedì 29 giugno 2010

    Letterina a Vittorio Bertola e al Movimento Cinque Stelle

    Caro Vittorio Bertola e caro MoVimento Cinque Stelle,

    approfitto del messaggio in cui Vittorio che chiede chiarimenti su un mio commento ad un suo post su facebook per abbozzare una riflessione più ampia sul MoVimento, la rete e la partecipazione.

    Vittorio ha scritto: “Chi si è iscritto alla mia piattaforma di partecipazione dovrebbe avere appena ricevuto una mail con la prima consultazione. Se qualcun altro dei nostri elettori vuole unirsi vada sul mio sito e si registri” [i grassetti aggiunti sono miei].
    Io ho commentato: “non capisco una cosa "nostri elettori" e "mio sito" non sono in conflitto di interesse?”.
    (Ho scoperto ora per caso che lo stesso messaggio, senza però il mio commento si trova anche su questa pagina di Facebook che, a differenza del profilo di Vittorio, è accessibile anche a chi non è registrato su FB).

    Vittorio mi chiede spiegazioni e sono ben felice di dargliele: è così difficile essere ascoltati quando si parla, in generale, di politica!
    Spero che le mie spiegazioni possano essere utili all’intero MoVimento Cinque Stelle al di là dei vari regionalismi (si veda la polemica candidature in Emilia emersa su Repubblica [penultimo punto] - e la nota in cui Favia due mesi prima dell'articolo dice la sua [questa è accessibile solo via Facebook. Spero vivamente che sia stata pubblicata su un gruppo accessiibile anche a chi non è registrato su FB - e spetterebbe all'autore della nota comunicare questa evenualità - altrimenti è una vera chicca comunicativa da parte del partito della Rete]) o dei conflitti interni in Piemonte (il confronto Bertola – Bono, già ribattezzato “la famiglia di Mao” (Post di Bertola) vs. “la peperonata anarcolibertartismo 2.0” (Reply di Davide, per cui valgono le considerazioni i"dem come Favia" sull'accessibilità)).

    Ecco quindi il mio dubbio che, nel caso particolare, ruota intorno a una confusione tra “mio” e “nostro”, tra il personale e il pubblico e, a livello generale, su cosa intenda il MoVimento con lo slogan "ognuno vale uno".

    Vittorio chiede infatti ai “nostri elettori” di iscriversi al “mio sito”. Andiamo nei dettagli:
    "nostri elettori" = chi ha votato il MoVimento Cinque Stelle alle ultime regionali;
    "mio sito" = http://movimento.bertola.eu/ cioè uso e consumo di Vittorio Bertola stesso.

    Da qui la domanda - non priva di una certa ironia - del mio commento: caro Vittorio, non è un po’ un conflitto di interesse questo dirigere traffico (e voti) da una cosa che – a quanto ho capito, visto il motto “ognuno vale uno” – non ha padroni né capi come il MoVimento verso il tuo dominio personale, che di padroni ne ha eccome?

    (Ok, che il MoVimento non abbia padroni né capi è materia di discussione e forse giuridicamente errato visto che, da quanto ho capito, Beppe Grillo è il proprietario del simbolo perché nel registrarlo serve una persona fisica che ne detenga da quel momento in poi la proprietà.
    Però mi sembra che tra il fatto che ci sia un proprietario del SIMBOLO non segue ci sia anche un proprietario per quello che riguarda le posizioni del MoVimento stesso, un politburo che in autonomia può cambiare e decidere le posizioni del MoVimento senza renderne conto a nessuno – in primis direi gli elettori).

    La mia domanda non è così infondata perchè, se uno clicca sul “mio sito” e arriva sulla tua piattaforma, si legge: “Se sei una delle persone che mi hanno votato alle ultime elezioni regionali, o più in generale sei un simpatizzante del Movimento 5 Stelle a Torino e provincia, o se comunque vuoi sperimentare un nuovo modo di rapportarti con la politica, registrati qui sotto” [ancora una volta i grassetti sono una mia aggiunta].

    La prima qualifica del potenziale iscritto è infatti quella di aver votato Vittorio Bertola (“persone che mi hanno votato alle ultime elezioni regionali”) e solo dopo si passa all’essere "un simpatizzante del MoVimento a Torino e provincia" (ma le elezioni non erano REGIONALI? Il MoVimento poi non mira al rinnovamento di tutta quanta la politica, nazionale e forse non solo – vedi la Alfano che addirittura per le europee è stata sostenuta da Grillo come indipendente nelle liste IdV).

    Chi volesse sostenere la tesi "dell’appropriazione indebita" può benissimo tornare alla frase di Vittorio (“nostri elettori” … “mio sito”) e vedere in quel “nostri elettori” un plurale maiestatis di “miei elettori”. Insomma, di quella retorica che fa tanto – attenzione, sto per dire quella che in ambiti movimentati è vista come una bestemmia – “partito” e il cui passo successivo è quello di parlare di sé in terza persona [ie: “il presidente del Consiglio” detto dall’ispe Silvio Berlusconi].

    Sempre chi vuole sostenere questa tesi può trovarne una prova nella reazione di Davide Bono che, commendo la stessa entry su FB di Vittorio, scrive: “ti prego solo di non usare il simbolo del moVimento perchè non sei autorizzato ad usarlo...è la tua piattaforma”.
    Insomma, ancora una volta il messaggio sembra essere “riconosco il tuo sforzo per mettere su una piattaforma con cui interagire con i tuoi elettori, ma visto che è la TUA piattaforma non presentarla come quella del moVimento perché non sei autorizzato. Non appropriarti del NOSTRO e metterlo nel TUO”.

    Caro Vittorio, non pensare che io sia un sostenitore di questa tesi, però mi piacerebbe avere una tua risposta sulla mia ironica proposta del “conflitto di interesse”.
    Sono infatti convinto che questa “disputa” sulla piattaforma e l’uso del simbolo sia infatti poco più di una lite condominiale o gli strascichi di una cosa del tipo “mi hai preso il pallone quando ero piccolo”. Ok, ci sono le comunali a Torino a breve, e i maligni diranno che è tutto un gioco per la candidatura a sindaco etc etc.

    Secondo me una cosa del genere in un soggetto come il MoVimento Cinque Stelle non può succedere e quindi preferisco vederla come la manifestazione di un problema quasi costitutivo di quello che il MoVimento vuole essere. Qui la mia virtualmissiva penso vada oltre il commento contingente per assumere una valenza più generale. [E forse sarà il caso che la scorpori in un altro post, intanto inizio a distinguerla così]


    COSA SI IMPARA DA QUESTA DISPUTA? ((UNO DEI) PROBLEMI DI FONDO)

    Insomma, il problema è quello della famosa piattaforma, più volte annunciata da Grillo che però ancora latita. Per ovviare a questa latitanza Vittorio ha costituito una piattaforma, destinata però soltanto a lui e non al MoVimento in generale o a quello piemontese che, avendo due consiglieri in Regione, forse ha bisogno di un modo di essere più vicino agli elettori (Vittorio fa notare a fine del post su già citato su Mao che questo “modo” va ottenuto con la rete. ono d’accordo, anche perché altrimenti il rischio è che il movimento parli di “rete” come il PDL parla di “libertà”).

    La piattaforma, in teoria, dovrebbe consentire a tutti i cittadini interessati la possibilità di partecipare e riprendersi la politica. Questo, a quanto ho capito, dovrebbe andare oltre l’effettiva simpatia per il MoVimento, l’essere un attivista o l’aver votato per il MoVimento. Detto in altre parole, registrarsi alla piattaforma non equivale ad essere arruolati nel MoVimento, se fosse così non sarebbe altro che una TESSERA DI PARTITO, composta solo da login e password, ma sempre TESSERA DI PARTITO.

    Sempre stando a quello che ho capito, la registrazione alla piattaforma va vista più come il segno dell’interessamento dei cittadini ad occuparsi della propria città, regione o nazione. Un atto analogo all’andare a sentire un consiglio di quartiere, allo scrivere a un candidato alle regionali o a mandare una mail a un giornale.
    Serve una tessera di partito per queste cose? Serve essere simpatizzanti o anche nelle fila di qualche entità? Credo proprio di no. Bastano un po’ di interesse e la voglia di fare, ma queste sono caratteristiche che non appartengono, a priori, a nessun MoVimento o partito.

    Detto questo, la piattaforma ha dei notevoli problemi per quanto riguarda la sua effettiva realizzazione:

    1) Il primo problema è epistemico: chi garantisce che tutti gli interessati ne siano a conoscenza? Come fai a portarci su le persone?
    Fare una piattaforma non è il rimedio di tutti mali. Il rischio è quello di compiere una fallacia simile a quanto capita per i meetup.
    Si dice “i meetup sono pubblici” e si prosegue (giustamente, credo) “il MoVimento è aperto a tutti” però poi si conclude “quindi se qualcuno ha qualcosa da dirci sa dove venire a dirci le cose. Non c’è bisogno che ci sforziamo e organizziamo per presentarci al pubblico, perché siamo già pubblici. Chi vuole sa dove trovarci”.
    Credo che l’errore epistemico sia banale: l’essere pubblico dei meetup non garantisce l’effettiva partecipazione. Un errore analogo è quello di pretendere per aver detto "mi candido a governatore planetario" di essere effettivamente eletto solo per averlo detto pubblicamente.

    2) Secondo problema, diciamo "problema essenziale": ammesso che con la piattaforma si raggiunga la completa partecipazione sorge poi un problema (dibattuto anche da Davide e Vittorio) su come garantire sì la più ampia partecipazione senza però “comprometta” (termine osceno, lo so) il MoVimento.
    Farò un esempio: supponiamo che la posizione da mettere ai voti sia “volete il nucleare?”. Mettiamo che per qualche motivo (influenza delle lobby, massiccia presenza di iscritti ad altri partiti) alla fine la piattaforma risponda a maggioranza “sì, vogliamo il nucleare”. Che fare in questi casi? Se "ognuno vale uno" e si vuole espandere la partecipazione ai cittadini bisogna accettare obtorto collo il responso.

    Il problema quindi diventa: come impedire le infiltrazioni? Un primo screening dai palesi infiltrati può essere “non si iscriva chi ha tessere di partito (eventualmente anche chi ne ha avute)” fornendo una giustificazione come “avere tessere di partito porta il cittadino ad avere un’ulteriore status, più compromesso con quella politica da cui il MoVimento vuole distinguersi”.

    Un secondo filtro più estremo – e anche questo compare nella querelle tra Bertola e Bono – è la tesi “il MoVimento agli attivisti”. Insomma, gli hot issues vengono decisi dal nucleo storico, dai fondatori o, su basi storiche e non meritocratiche, dai più attivi (così chi magari è dentro da due giorni ma ha scritto il piano energetico nazionale guadagna il diritto ad esprimersi).
    Questa tesi quando si discutono eventuali candidature assume la forma "non voglio che chi non ha mai fatto niente venga al mio tavolo e mangi tutto il cibo che io ho impiegato anni a prepare".

    Qui il problema è enorme: decidere cioè fin dove “ognuno vale uno”.
    Per quello che ho capito se davvero ognuno vale uno, allora tutti coloro che hanno dato fiducia al MoVimento in una consultazione elettorale, manifestazione, meetup o altro sono più che legittimati nel dire la loro.
    Credo che sia una caratteristica del MoVimento quella di considerare i propri elettori come dei pari. Il MoVimento non è un soggetto che si ricorda dei cittadini solo prima delle elezioni, prende i voti, e poi dice “è la volontà del popolo”.
    Per il MoVimento i cittadini (soprattutto quelli che hanno scelto di dare fiducia al progetto del MoVimento) sono sempre attivi e sempre tenuti in considerazione.
    Il guaio è che non puoi certo far iscrivere alla piattaforma solo chi ti ha votato, oltre che lesivo della privacy, mi sembra come minimo mafioso.

    3) Il terzo problema – ammesso che si sia risolto il problema della diffusione e si siano evitate le palesi infiltrazioni – è quello dei contenuti e delle finalità: per cosa va usata la piattaforma?
    Se l’intento è quello di ascoltare di cittadini penso di debba soprattutto dar voce alle loro domande e non soltanto, come dice Vittorio nei commenti di un suo post per poterli “interpellare e mobilitare quando serve”.
    Questa mi sembra democrazia on demand, il sondaggio di studio sport applicato alla politica.

    Ancora una volta però il problema rimane: come porre dei limiti? Che filtri si possono adottare se davvero dovessero servire?
    Penso che non ci siano dubbi sul fatto che nessuno vorrebbe veder presa in considerazione una proposta dichiaratamente razzista o xenofoba o degli incitamenti alla violenza.

    Più difficile da dirimere la questione sull’interpellare la piattaforma per vagliare le candidature. Un caso su cui si può molto dibattere è questo: il MoVimento ricorre alla piattaforma per scegliere il candidato sindaco a Torino.
    Io che non abito a Torino ma in Piemonte posso dire la mia ed essere preso in considerazione? E se invece sono residente, che ne so, a Firenze o a Palermo? E se ho la residenza ad Aci Trezzo però studio e vivo a Torino?
    Domanda difficile a cui, purtroppo, non uno slogan o una risposta preconfezionata da dare.

    Mi rendo conto di aver scritto quelli che forse in futuro ottimizzerò come due post.
    Ringrazio Vittorio per avermi dato l’opportunità di scrivere queste riflessioni e ringrazio soprattutto chi è riuscito ad arrivare fino in fondo.
    Buon lavoro a tutti!

    (Come al solito i commenti o anche interi post di risposta - nel caso, linkatemeli - sono più che ben accetti!)





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