martedì 16 febbraio 2010

Disastro idrico: una questione (questa sì) di diritto alla vita.


Breve sconvolgimento di pieni. Niente storie di attivisti o strumenti per attivisti. Tocca al racconto in lieve differita dell’attività degli attivisti, cioè dei contenuti delle loro conferenze. L’ospite illustre è Riccardo Petrella (di cui manca una voce sulla wikipedia italiana e quindi ve la linko in francese). Le associazioni che hanno reso possibile il tutto verranno linkate alla fine nei credits. Mi limito a ricostruire gli argomenti principali, l’evento è stato filmato e appena verrà pubblicato online lo renderò noto. Per apprezzare il tosco-ligure di Riccardo ho trovato il video lì sopra.

Disastro idrico: perché? non è molto più grave il problema della fame del mondo?
Due cifre per rispondere in fretta:
1,5 miliardi di persone che non hanno accesso all’acqua.
2,6 miliardi di persone a cui manca l’accesso all’igiene.
Petrella dixit: “cosa vogliamo, che siano 6 i miliardi, prima di definirlo distrastro?”.

Motivi dell’assenza: perché non c’è accesso all’acqua? Manca l’acqua?
La prima versione è fideistica-ingenua: il buon Dio manda l’acqua con le piogge. Se nasci dove mancano le nuvole sei fregato. Succede. La natura/Dio pone in essere delle disuguaglianze. La versione fideistica ha poi questo problema: “L’acqua è un dono di Dio, i tubi degli acquedotti non ancora”.
Seconda versione: chi non ha l’accesso è povero e non riesce a guadagnarselo. La quantità di acqua del mondo è finita – quella determinata dal ciclo dell’acqua – e basta a soddisfare tutti. Il guaio è che anche dove l’acqua c’è (Brasile col Rio delle Amazzoni) non è detto che tutti vi abbiano equo accesso. Viceversa, se sei un re nel deserto nulla ti impedisce di pagare per avere l’acqua e crearti un giardino sopra la sabbia.

Nota sulla povertà e interpretazione economica (PIL)
Poveri non si nasce ma lo si diventa, è un concetto storico e non naturale (vedi sogno americano from zero to hero e la sua negazione del miliardario in rovina). L’acqua non è una merce ma l’esemplificazione del diritto alla vita, come l’aria (che ancora non è stata mercificata, ma forse solo perché costa parecchio comprimerla in pacchetti commerciabili).
In quest’ottica destinare una percentuale del PIL per estendere l’accesso all’acqua equivale a impegnarsi per un equo accesso alla vita. La cosa inquietante è che nel vertice sul clima di Copenhagen di acqua non si è parlato, il problema era: chi ci guadagnerà dalla virata verso l’economia verde? Come ci smezziamo la torta?

Petrolizzazione dell’acqua e altre notizie inquietanti
Il problema è che “siamo riusciti a petrolizzare l’acqua” rendendola rara nella sua funzione di acqua potabile e quindi degna di finire sul mercato. In risposta a questa mercificazione Petrella ne chiede il riconoscimento come bene non mercificabile (a cui aggiunge sole, conoscenza, aria, terra, salute) anche perché, come è stato fatto notare dal pubblico, il servizio idrico è un monopolio naturale quindi viene difficile immaginare un mercato di libera concorrenza.
L’acqua vale perché è vita non perché le assegniamo un certo valore monetario.
Di seguito qualche piccolo fatto inquietante sulla situazione idrica:
  • 1/3 (soltanto!) delle Province italiane tratta le acque di scarico con depuratori evitando così di inquinare l’acqua e diminuirne la qualità (rendendo l’acqua potabile merce ancora più rara)
  • A livello legislativo italiano, prima della legge Ronchi che obbliga a privatizzare le società pubbliche di gestione idrica, già la legge Galli del ’94 aveva fatto sì che i costi della gestione dell’acqua fossero alimentati non più dalla somma di tariffe + fiscalità pubblica ma dalle sole tariffe.
  • A livello legislativo europeo i problemi iniziano col trattato di Maasticht: tutto ciò che si può scambiare è merce => non sono ammessi monopoli statali => liberalizziamo l’acqua. Per evitare troppi danni si dice che l’acqua è una merce come le altre.
  • Il PD che ora vuole salvare ACEA a Roma è responsabile della vendita a privati di ACEA stessa, l’ha fatto Rutelli – che ora non si sa bene se abbia risolto i suoi problemi e se sia vivo o morto, come il Wittgenstein di Russell - quando era sindaco.
  • Ciliegina finale: la costituzione cilena “redatta” da Pinochet consente il possesso dell’acqua nel senso che, se ho voglia, mi posso comprare un fiume cileno. Per vicissitudini finanziarie l’ENI si è ritrovata con la proprietà dell’81% dell’acqua cilena. Niente di grave, peccato che lo stato abbia il 30% dell’ENI. Si attende una delegazione cilena in Parlamento: vogliono sapere come si fa a essere democratici e a possedere le risorse idriche di un altro paese.





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Credits
Penso che sul web debiti e ringraziamenti si facciano via link. A pensarci bene è questa la moneta, anche la pubblicità di basa sui link… Ok, questo è un discorso su cui ritornare, c’entra col creative commons e il pizza-ware del post precedente link. Per il discorso sull’acqua ecco i link (dove presenti) alle organizzazioni che hanno reso possibile l’evento:

www.novaresiattivi.it
www.contrattoacqua.it
www.sermais.it
ncmmd.bloog.it
www.medicinademocratica.org
www.ideedifuturo.it
www.assopace.org
www.alidiluce.org
www.bilancidigiustizia.it
www.legambientepiemonte.it

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