martedì 2 febbraio 2010

Il terzo candidato: il candidato etico, candidato del buon senso, candidato indipendente… il perdente.

Visto che siamo in campagna elettorale (ma quando non lo si è, in Italia?) tanto vale cominciare da qui. Ci sarà tempo per gli endecasillabi, per ora bastano una citazione e un commento. Lui è Dave Eggers ed è un genio (Le creature selvagge, Erano solo ragazzi in cammino, L’opera struggente di un formidabile genio, Conoscere la nostra velocità… e poi sovvertire, scovare e reinventare con McSweeney’s) e il libro è una minisatira sulle – te guarda! – campagne elettorali. Tutto si svolge in un giorno, alla fiera dove parleranno i candidati per un posto in un consiglio che i cittadini dimostrano di avere qualche problema a capire cosa sia (non è il governatore, ma qualcosa meno… non è il capo del quartiere né il sindaco).
Mh, è vero, il libro si chiama Se non è vietato è obbligartoio. O Dell'ottimismo e a pubblicarlo non è Mondadori, ma minimumfax. Comunque, dicevo, tutto si svolge in un giorno e l’obiettivo è conquistare il Predominio Visivo nello spazio della fiera in cui parleranno i due candidati principali. Però non è tanto quello che Eggers fa vedere dei candidati principali che mi interessa, ma quello che dice – cioè, che i campaign manager dello sfidante repubblicano dicono – del terzo candidato.

Tanto per cominciare è una donna. Poi – udite, udite! – ha anche delle competenze effettive per il ruolo richiesto. Come se non bastasse ha pure una genuina passione. Insomma: il candidato etico, il candidato ideale, quello che chiunque con un minimo di buon senso voterebbe… In altre parole: il candidato perdente. E perché mai? Questa è la sfida che chiunque appartenga a un movimento, una corrente non propriamente istituzionale deve affrontare; questi sono i pregiudizi che chiunque voglia cambiare il mondo in generale e la politica in particolare – dal basso, dall’alto, via lobby un po’ meno lobby delle lobby che contano sul serio, con rivolte o democrazie partecipativa – si ritrova davanti.
Insomma, se non vi piace il bipolarismo e siete davvero un movimento spontaneo della società civile (già: Casini che se la prende col bipolarismo è già dentro il sistema, quindi non me ne voglia se non lo considero… anche perché nel suo glorioso passato sguazzava proprio bene sopra lo scudocrociato e pure i Radicali o le Sinistre più o meno libere, comuniste, verdi o casiniste hanno sempre il vizio a essere più partito che cittadini. Tolgo pure loro e ecco fatto un torto quasi bipartisan!) sono queste i primi pregiudizi da attaccare, le prime obiezioni che arriveranno al vostro misero banchino, gli argomenti che anche i vostri simpatizzanti – in nome di non si sa quale appello alla real politik simildalemiana – potrebbero sottoporvi. Ora lascio la parola a Dave, che forse io ho già esagerato:

“Fogliari era il candidato più qualificato, dunque non poteva vincere. Quando parlava, ciò che la gente udiva erano ragionevolezza e comprensione, e i giornalisti sbadigliavano e se ne andavano a casa perché era impossibile scrivere di ragionevolezza e comprensione. Mentre parlava, i reporter assiepati a pochi metri da lei si lamentavano ad alta voce del suo stile.” I giornalisti ci fanno davvero una magra figuretta: si mettono a parlare di calzini azzurri (ma guarda!) e uno si lamenta che la “La Fogliari mi tratta come una specie di… giornalista!” dispiacendosi che non si metta i calzini azzurri come fa un altro candidato per concludere, impeccabilmente: “Non mettersi i calzini azzurro accesso vuol dire darsi la zappa sui piedi”.
Qualcuno ne vuol sapere di più sul suoi passato?
“Dopo la laurea, Sharon Fogliari si era specializzata in urbanistica, aveva fatto parte per una decina d’anni del comitato locale per la conservazione del patrimonio storico, ed era appena tornata da quattro mesi in Kazakistan dove aveva fatto costruire centri per la riqualificazione personale”.

Ecco cosa ne pensano Sergei e Nicky, i responsabili della campagna del canidato repubblicano, cioè di quello coi soldi e gli agganci.
“Questa non conta un accidente”, disse Sergei abbastanza forte da raggiungere le orecchie delle Fogliari, era seduto in prima fila.
“Perché?”, domandò Nicky.
“Prima di tutto”, spiegò Sergei, “se è così qualificata, come mai si presenta da indipendente?”
Questa Nicky la sapeva: “Perché nasconde qualcosa?”
“Esatto”.
“Sai una cosa?”, esclamò Sergei colpito dal proprio genio. “Scommetto che la figlia è lesbica!”.
Ovviamente Sergei, nel mondo di Eggers, ci piglia. Però, ecco, come si fa a non essere compassionevoli verso la stupidità/ingenuità/ipocrisia del nostro Sergei (che ha lavorato per candidati ufficiali) e pensare: “Ah! Fossero solo i candidati indipendenti ad avere qualcosa da nascondere. Caro Serge(i), sapessi perché entrano in politica da noi certi individui… Beh, non che a voi sia andata meglio! Te pensa, qui ci sono alcuni indipendenti che ti forniscono la fedina penale e tra un po’ si dichiarano pronti a farsi la rettoscopia in nome della trasparenza mentre in Parlamento – il quasi bivacco di manipoli – discute di immunità. Che mondo Serg[e(i)]!”.

Ma Sergei dimostra di saperla ancora più lunga quando espone al fido Nicky quello che possiamo chiamare il Pregiudizio Umano Contro La Terza Via, la tendenza a rimanere entro i nostri soliti schemi concettuali che, tanto in USA che qui, è questo: ci sono due grandi schieramenti, o ronzi lì intorno o sei fuori. Eccone una sublime espressione in versione dialogica:
“Gli indipendenti, quelli che non stanno né con i democratici né con i repubblicani.. non vinceranno mai”.
“Perché nessuno vota per il terzo candidato”.
“Perché no?”
“Perché il terzo candidato non può vincere”.>La conclusione del dialogo poi è sublime:
“In più, la Fogliari ha dei problemi mentali”, disse Sergei.
“Giusto”.
“Altrimenti per quale ragione si sta candidando, no?”.

Il tutto pare non fare una piega, almeno agli occhi di questi profondi analisti elettorali i quali, probabilmente, esprimono anche l’opinione (a meno dell’ironia di Eggers) dei qualche politologo che scrive sui giornali – quelli veri! – e appaiono nei talk show. Il problema, credo, è tutto qui. L’indipendente vuole davvero vincere nel senso di governare lui? Forse sì, fa come Cremonini che “in fondo io ci spero ancora” ma se non ha problemi mentali sa che la vittoria, per lui, è quel tanto che basta per al suo movimento per essere rappresentato. Anzi, se diamo ragione Guzzani mentre imita Bertinotti e il suo partito della rivoluzione permanente (anche contro se stesso una volta al governo) certi partiti non sono fatti per governare. Devono solo fare critica costruttiva e influenzare i reggenti ufficiali.
Vi sembra tanto sbagliato? Eppure in Italia – per quanto quell’altro si lamenti del bipartitismo – alla fine c’è sempre qualcuno che pesa talmente tanto nelle alleanze che quando alza la voce cade il governo. Chiedetelo a chi è caduto per un voto o a chi, tradito da un alleato, ha detto che non ci avrebbe più bevuto nemmeno un caffè e ora si ritrova un partito con che la libertà nel suo nome a dover seguire chi si è ravveduto sull’utilizzare la carta igienica e non quella costituzionale. Insomma, l’argomento dell’impossibilità di vittoria può essere smontato per tutti gli elettori tranne forse quelli del PDL che possono ambire a fare tutto da soli in alcune regioni.

Ultima nota, sul bipartismo di Casini: come si fa a sostenere coerentemente che c’è un rigido bipartitismo quando lui è il primo a dire che entrambi i partiti – supposti dittatori – subiscono le pressioni o i ricatti (chi da Di Pietro, chi da Bossi e della Lega)? Mi sembra uno strano bipartitismo quello che riconosce altri due soggetti praticamente esterni ai due partiti. Forse il problema è il “coerentemente”. Per Casini significa che, fin quando non riconosceranno anche la possibilità di ricevere diktat da un centro – vai a sapere quanto grande – sarà sempre un bipartitismo. Ci fossero anche 11 partiti diversi al 9%.

Ok, dovrei essere riuscito iniziare. La teoria dice che tra una settimana dovrei parlare di corsari e apprendimento. Però mi rendo conto che il buon Dave ha molto da dirci anche sul quarto candidato, quello perennemente incazzato. Stay tuned e vediamo cosa succederà poi.


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IO NON CI STO!

3 commenti:

  1. mi domando: e in tutto questo il popolo Viola dove si posiziona? saranno mica quelli sempre incazzati?
    eppùrmipàrdinò...

    .d ^___^

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  2. Spero che ogni componente il popolo viola leggerà i programmi presentati dai tre schieramenti e farà una scelta ragionata !!

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  3. beh, l'incazzato (come vedremo) effettivamente si candida e il popolo viola per ora fa solo sana critica dalle piazze. Che poi, argh, alla fine più il tg1 bolla qualcuno come "antipolitica" più è certo che ci sono delle proposte (che poi Schifani non considera, ma questo è un limite suo non di chi fa le proposte raccogliendo firme dai cittadini per poi sentirsi dare - quando va bene - dell'anti qualcosa). Come incazzati vedo bene i delusi dal bipolarismo, quelli condannati a non rientrare in casa per sentenze a loro carico e forse anche chi si lamenta della non rappresentanza per lo sbarramento... più un bel po' di partiti paradossali e ad personam (nel senso che nel partito c'è un solo iscritto, il candidato, non nel senso di essere un partito in cui comanda uno solo...). Cerco di ritrovare un video e poi di anticipare i tempi, che poi devo parlare di corsari e apprendimento :)

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