giovedì 25 febbraio 2010

IO NON CI STO! (imparare da cattolici e comunisti)


Chi scrive è ancora convinto che si possano mandare segnali. Ho dei problemi con simboli, simulacri, icone etc, ma forse per i segnali c’è ancora spazio e, ecco, aprire con De André un post scritto dopo San Remo mi sembra un segnale sufficientemente forte. Soprattutto confrontando “per quanto voi vi crediate assolti / siete lo stesso coinvolti” con il testo vincitore dove non si capisce se quel poveretto (la sua ragazza di più) stia annegando o scopando… la mia ipotesi è che sia solo soletto in un lettino e si risvegli tutto sudato, rendendosi conto che poteva annegare.

Ok, ho appena speso due minuti per scrivere quella cosa e un po’ di risorse cognitive per far correre gli impulsi a spasso per la corteccia cerebrale: si può fare una class action contro l’idiozia?
Il fatto è che le parole, per quanto prostituite, possono ancora fare parecchio soprattutto in negativo: le associ alle immagini e, zack, hai dei super personaggi da far votare e puoi rendere la scelta non razionale. Comunque, non è ancora tempo di Luttazzi e del suo Decameron. Il punto è che, per quanto tutti in democrazia abbiamo uguale accesso alle parole (e questo spesso non succede per motivi di istruzione) c’è ancora spazio per l’appropriazione indebita. Con questo non voglio dire che ci sono delle parole tabù, ma che quando una persona, con determinati ruoli e in determinati contesti, usa parole a cazzo (che è liberissimo di usare) non si deve meravigliare se poi la gente si indigna. Dico una vaccata? Voi vi indignate e, se sgarbianamente, ve ne uscite con “Capra! Capra! Capra!”.

Vi farò un disegnino a parole. Prendete un gruppo sociale a caso, una popolazione, una minoranza, quello che vi pare… Ora immaginate che un tizio stia in mezzo a una ventina di esemplari del campione scelto a terra, legati, percossi e morti, da uccisi lui, con faccina sorridente esaltata e coltello tra i denti grondante di sangue: una via di mezzo tra Leonida, Rambo e La Russa che commenta la sentenza europea sul crocefisso.

Chiedete pacatamente a questo individuo cosa ha fatto e perché. Lui vi risponde facendovi notare che questo è un atto della sua magnanimità (avrebbe potuto querelarvi) e che lo ha fatto per proteggere la democrazia, seguendo i dettami dell’autodeterminazione della volontà, dopo aver accuratamente pianificato i rastrellamenti e le sevizie, per un futuro di libertà e di pace.
Liberissimo di dire tutto ciò ma, ecco, da un simile individuo i richiami alla democrazia, la pace, la libertà, la razionalità dovrebbero – come minimo – fare indignare, farci reagire, gridare “Io non ci sto!”. Probabile che sia tutta qui la base della democrazia: la possibilità, per i cittadini, di reagire quando stuprati nel senso più ampio possibile. Stuprati da un’opposizione che non c’è, da un governo che governa per sé, dalle tasse pagate per vedere privatizzati i servizi, dall’informazione incapace di guardare oltre non dico l’ombelico dell’Italia, ma a stento nei dotti spermatici del presidente del consiglio. Ma soprattutto da tutte quelle parole che ci sono state rubate e sono state neutralizzate. Dovrò parlare anche di questo, altrimenti non arrivo a Ingrao e Zanotelli, i due maestri da cui corsarizzeremo oggi.

Si tratta del libro “Non ci sto. Appunti per un mondo migliore” (Manni editore) che altro non è se non la trascrizione della conversazione tra Pietro Ingrao e Alex Zanotelli che si è tenuta a Pieve di Romena, un paesino dell’aretino, almeno sette anni fa. Il tutto è integrato con schede che forniscono lo sfondo di ciò di cui si parla.

Di che parlano un prete missionario ai confini della povertà nella baraccopoli di Korogocho (Nairobi) e un intellettuale che esce dalla resistenza e milita (da dissidente) nel partito comunista? Di guerre presenti e passate, di povertà, di interessi economici, della logica del mondo contemporaneo... Ma soprattutto parlano dei loro errori. Gli ammettono, ne parlano, e si chiedono cosa fare per migliorare la situazione.
Tanto per cambiare mi sono dilungato troppo. Rimando a un’altra volta la discussione e, prima di lasciarvi qualche succosa anticipazione, vi segnalo che (piccoli utonti crescono) a fine pagina troverete una lista dei: Post correlati.

“Quando 40 milioni di individui muoiono, io ho il diritto di domandare perché succede questo e non posso sentirmi dire che non è possibile modificare questo sistema. Chi afferma che non si tocca il mercato dice una balla, una bestemmia. Gli Stati Uniti dicono che ognuno deve andare avanti con le sue risorse, ma come mai l’agricoltura americana è la più sostenuta al mondo?” (Zanotelli)

“Mi ricordo che dopo questi giorni di riflessione, tutta interiore, conclusi 'Non ci sto! Non ci posso stare'. Da lì ho continuato la mia battaglia. Sono stato fortunato perché poi Hitler è stato sconfitto”
(Ingrao)

“A Korogocho c’è molta gente che vive in discarica. Io considero loro i veri profeti dell’umanità. È gente che vive sui nostri rifiuti, nei nostri rifiuti e che sostiene che lì si possa vivere. È questa al vera profezia”
(Zanotelli)


“La guerra è stata accettata e quel punto capitale della Costituzione è stato stracciato nel silenzio. Forse non mi sono ribellato nemmeno io. Abbiamo accolto questa terribile novità: la guerra che non è straordinaria. Se penso a quello che è stato il pacifismo nella mia giovinezza, la differenza mi fa molta impressione. Eppure negli incontri, nei dibattiti troviamo entrambi molta gente appassionata, convinta. Com’è allora che perdiamo, perché? dove sta il nostro sbaglio?”
(Ingrao)

“La seconda guerra mondiale ha fatto circa 50 milioni di mordi. Noi oggi ne ammazziamo 40 milioni ogni anno per fame, abbiamo pianto a non finire su 3 mila persone uccise l’11 settembre a New York, giustamente. Ma chi piange per i 40 milioni di morti di fame? Nessuno!”
(Zanotelli)

“L’Italia è molto bella, ci sono segni di una civiltà incredibile, molto appassionata: ma che cosa conta questa gente sulla finanza mondiale? Ognuno di noi, cosa conta? È una domanda che dobbiamo porci, perché se vogliamo intervenire su tutto quello che abbiamo detto dobbiamo porci queste domande: che contate? Che contiamo?”
(Ingrao)

“Quando Bush ha annunciato gli attacchi aerei, ha detto: 'Noi siamo un popolo pacifico'. L’ambasciatore preferito di Washington, Tony Blair, che riveste anche la carica di primo ministro del Regno Unito, gli ha fatto eco: 'Noi siamo un popolo pacifico'. Ora lo sappiamo, i maiali sono cavalli, le bambine sono maschietti, la guerra è pace”
(Zanotelli)


“Io ho sbagliato sulla questione della libertà, sullo stalinismo, sull’Unione Sovietica e ci ho messo anche tempo a capirlo, parecchio tempo. e poi su molte altre cose”
(Ingrao)

“Quello che non riesco a capire è una Chiesa che dopo essere rimasta fedele per tre secoli (i primi tre secoli) all’insegnamento di Gesù che diceva o il battesimo o l’esercito, adesso benedice tutto. io chiedo solo a questa mia Chiesa di proclamare un semplicissimo dogma di fede, cioè che non è stato Ghandi o Martin Luther King ad inventare la non violenza attiva, ma è stato Gesù di Nazareth”
(Zanotelli)

“Forse le cose di cui stiamo parlando richiedono di diventare un po’ monaci anche voi (perché io non sono credente e non parlo). Cioè sposare una convinzione e decidere che tutta la giornata sia rivolta a cambiare questo mondo, a cambiare voi stessi e ad aiutare gli altri a realizzare questo cambiamento. Perché c’è stata una sconfitta, perché Bush comanda, perché i comunisti come me hanno sbagliato”
(Ingrao)

“Come Chiesa di peccati ne facciamo a non finire e ce li portiamo dentro tutti, non possiamo scappare dalle nostre storie. […] Quello che impedisce a tanti cristiani di parlare sono gli interessi. In particolare come Chiesa ufficiale, pensiamo solo agli enormi interessi finanziari in Italia: recupero e ristrutturazione degli edifici con somme da capogiro, e poi la scuola privata, l’8 per mille. Alla fine non si è più credibili. Solo una Chiesa povera può parlare, perché non ha paura di perdere nulla. Altrimenti deve solo star zitta e basta”
(Zanotelli)

“Qui le Chiese sono chiamate ad esprimere oggi un giudizio morale. Ieri avevano accettato questo sistema pensando a due superpotenze che si dovevano guardare a vista. Per me era immoralissimo anche allora: o Dio o la bomba, non si scappa da questa scelta”
(Zanotelli)

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