mercoledì 21 aprile 2010

In margine a Eretici digitali: un modello economico per i miniblog?

A suo tempo avevo parlato di Google AdWords e forse sarebbe il caso che parlassi anche di AdSense. Da qualche tempo ho finito di leggere Eretici Digitali del duo Russo/Zambardino (su twitter come ereticofestival, scenedigitali e massimo_russo) in cui, seguendo il motto di "follow the money" si mettono a nudo i nuovi mandarini del web e tanti miti, apocalittici e integrati, sulla rete.

Tra gli sforzi del libro c'è quello di analizzare e ipotizzare quali possono essere i modelli di business efficaci disponibili per chi offre informazione sul web: dagli sponsored tweet fino ai giornali a pagamento e ai blog con pubblicità. La loro analisi è impietosa: se sei piccolo collassi, non ce la puoi fare.

Il loro esempio è quello di one man blog con, almeno visti da me, ottimi risultati quanto a accessi quotidiani con un numero sufficiente di click. I problemi ravvisati sono due: 1) il blogger può mettere da parte poco più di uno studente sfruttato a fare analisi di mercato a 5 euro l'ora (e sarebbe già fortunato) 2) questo compenso non è stabile perchè non è ben definito quanto lo faccia guadagnare ogni click effettuato sui banner che visualizza.

Da bravo utonto al fattore economico della pubblicità web avevo pensato assai poco: un po' pensavo facesse parte dei blog e poi che fosse incluso nel prezzo Blogger+Analytics etc etc. Adesso invece quando incappo in un post che mi piace, invece di cercare un pulsante "mi piace" o un trovare il modo di fare ReTweet cerco anche un link che valga la pena tra quelli sponsorizzati per dare un minimo di supporto e spesso trovo qualcosa che mi serve (spesso nuovi posti dove trovare rifornirmi di libri).
Cerco di farla diventare un'abitudine e dopo 3-4 post "assistiti" in questo modo mi illudo che possa essere un nuovo modello di editoria (cosa che, stando all'analisi di eretici, non potrà svilupparsi perchè nella pubblicità online sono chi ci guadagna non è mai il produttore di contenuti). Forse la soluzione pizza-ware di Attivissimo è migliore: si può decidere il compenso e si è certi che arrivi all'autore, però richiede paypal e un desiderio di figurare come benefattore, senza contare che grava direttamente sulla pecunia del lettore.

Ecco quindi un what-if eretico che sconfina forse nel I have a dream e che mi ricorda un po' alcuni dei commenti del dopo raiperunanotte (abbiamo dimostrato che qualsiasi posto può essere usato per fare informazione): si può immaginare un blog di nicchia che propone contenuti originali e che abbia lettori fedeli con predisposizione all'approfondimento sponsorizzato (dando per scontato che la pubblicità context sensitive funzioni nel migliore dei modi)? In questa situazione il blogger, anche se piccolo sarà sempre schiacciato e svantaggiato nel cercare una sua strada nel compromesso con la pubblicità?

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