domenica 30 maggio 2010

#ffr 2: rassegna stampa online della settimana.

Rieccomi con gli articoli della settimana, al solito in ritardo rispetto al venerdì. Ancora una volta un #ffr sballato. Questa settimana il tema sembra essere la fine.

Si parte infatti dalla fine, dalla parte seconda dei consigli per studenti di giornalismo di Suzanne Yada (tranquilli, c'è anche il link alla prima parte).

Che dire poi del #lostfinale commentanto da Weinberger?

Si può poi parlare di fine della Chiesa dopo la mappa dei casi di pedofilia pubblicata da Sofri?

Spero poi che sia anche la fine dei doppi incarichi e dei privilegi della casta, vediamo se in Piemonte si muove qualcosa.

E per finire? Beh, la trilogia [1, 2, 3]per avere - FINALMENTE - una terza colonna su questo blog. Vedrò di mettermi al lavoro!




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venerdì 28 maggio 2010

TwiNtterVISTA: Aura Conte

Rieccoci alle TwiNtterVISTE!
Si parla tanto di Ipad, Kindle e di come l’ebook cambierà la lettura e forse anche il nostro modo stile di vita. Se il futuro è digital Aura Contecoeditrice di una casa che pubblica in digital delivery e scrittrice, anzi, “autrice di libri” – ha fatto la scelta giusta.
Rimane la spontaneità della twiNtterVISTA precedente, solo che il modello domande e risposte in un tweet era troppo stringente per Aura che quindi – giustamente – quando le serviva si è presa anche 5-6 messaggi.

P.s: ecco un tweet di Aura che rilegge la cosa: "ammetto che @endecasillabo a quella intervista farei alcune correzioni..c'è un essendo di troppo ed un verbo in meno..#siamo2fave su twitter". L'idea non sarebbe male, ma l'ash #siamo2fave mi è piaciuto troppo e mi ha fatto pensare che sia giusto lasciarla spontenea. Se però qualcuno vuole divertirsi a segnalare gli errori, grazie, vedrò di far sì che i miei tweet futuri ne beneficino.


ES: Via! Mi dici in pochissimo qual è la tua arte e se ti avanzano caratteri come sei arrivata a dire "voglio fare NOMEARTE"?
AC: Io sono un'autrice di libri, cosa mi ha spinto a farlo non lo so esattamente, la scrittura è sempre stata parte di me, anche se è una lotta.

ES: lotta di chi contro cosa? parte di te nel senso "caro diario" o uno sguardo particolare verso quello che succede, che ti porta a raccontare?
AC: scrivere per molti sembra una cosa facile, invece non lo è, richiede tempo per le ricerche, forza di volontà nel portare a termine un libro, storia o anche una semplice canzone. Scrivere richiede metodo nella grammatica, od almeno le basi di essa, devi saper leggere te stesso, sia come esempio di natura umana sia gli altri perchè ogni libro ha una sua vita ed al suo interno ci sono milioni di vite differenti con proprie personalità. Inoltre fare tale professione non è facile poichè non porta grandi guadagni.. ovvero il pane a casa.

ES: ne scrivi uno l'anno come Amelie? anzi, due e poi fai scegliere al tuo reader quale pubblicare?
AC: no, io scrivo più testi l'anno, in questo momento ne ho ben 4 per il 2010.. ed uno esce il 10 giugno.. è bello variare..in diversi generi. Io ho una storia complicata a livello editoriale..nel senso che ora sono co-editore e pubblico i miei testi..ma non scelgo io quali pubblicare, non mi sembra giusto..lascio che decidano gli altri, ma ciò non vuol dire che se essi non vengono pubblicati io non li finisco.

ES: wow! direi che i 140 caratteri non ti imbrigliano affatto. Prima di passare alle tue storie, mi dici di più dell'essere coeditore?
[come al solito iofava avevo scritto sta cosa come messaggio pubblico a cui AC mi ha risposto: @endecasillabo ho appena letto.. al posto di mandarmi il dm.. hai scritto in generale ^^ .]
ES: sono una fava e fo casino con tweetdeck... succede. Sorry
AC: essere co-editore è un bel lavoro, almeno lo è per me. Passi la vita a leggere storie su cui nessuno ha mai posato gli occhi,entri nella mente (tranquillo capita anche a me ^^ ) dello scrittore, molto spesso si rimane shockati dal talento di alcune persone che in un primo momento appaiono come agnellini. Penso di fare anch'io lo stesso effetto..probabilmente.

ES: beh, sempre che tu non ne veda solo il manoscritto. Ora direi pausa nanna. Next time for more sul tuo (self) editore e su come pubblicare
[fine primo round: ricevo (e declino) l’invito a mandare le domande via mail… sennò che TwiNtterVISTA è? dove finisce la costrizione dei 140 caratteri (a dire il vero per ora abbastanza teorica?). Riprende la nostra conversazione letteraria da Oulipo]

ES: mi racconti degli inizi? i primi libri (autopubblicati?) che si diffondono, il cercare i lettori, stare online e poi essere co-editore...
AC: ciao, l'inizio. Io ho iniziato a scrivere "seriamente" con gli ebook a 16 anni, per pochi amici e conoscenti, avevo un sito già allora, scrivevo anche prima ma non condividevo troppo i miei racconti, poi ho avuto un momento un po' particolare in cui molto poco, causa studio, l'università, vita e lavoro.. [mi son dimenticata un.. "scrivevo molto poco.." scusa. (Tweet sistema cose di AC)]
ho ripreso a scrivere lentamente in maniera assidua, fin quando non è arrivato Re-Birth il primo libro della mia saga fantasy, anche esso all'inizio era un ebook..i primi 4 capitoli, iniziarono a girare incredibilmente, non me ne resi conto, pian piano capì che forse era meglio comprendere che tra le mani avevo un vero e proprio libro, così l'ho inviato a varie case editrici ma oramai tutti chiedono contributi, non che io sia contraria ma erano troppo alti ed io nella vita volevo far l'editore se non di libri di un giornale online (serio, niente gossip), non essendo l'unica con questo pallino ed avendo una madre che ha studiato per certe cose, insieme ad altri ho lanciato l'idea di avviare una casa editrice, più vicina a gli scrittori e meno chiusa alle novità..è stato un lungo travaglio, ma ne è valsa la pena, ed ora..il mio libro è pubblicato da quasi un anno, il secondo sta uscendo.. ed entro fine anno ne ho altri due in uscita.

ES: dicevo a proposito della casa editrice. Curiosità: perchè "autrice di libri"? e non "scrittrice"?
AC: io mi riferisco un po' a tutto, Purpureo Re-Birth è stato pubblicato in cartaceo, ma l'editoria indipendente è difficile da distribuire, per mesi come ragazzi e ragazze si occupavano di grafica e condividevano i loro lavori, scrivevano storie oppure facevano promozione gratis per i loro gruppi, ma nessuno ha mai pensato di sommarli insieme, così l'ho fatto io..avendo i mezzi necessari ed il riscontro è stato da lasciare senza fiato, ma è complicato cm progetto quindi sta prendendo tempo. Gli ebook son stati parte di me sin dall'inizio, quindi non posso essere di parte, per me girano da sempre, ora è divertente vederli girare di più. Gli scrittori sono tutti coloro che scrivono, gli autori sono gli scrittori pubblicati.. specifico spesso di libri poiché puoi essere autore anche di canzoni, sceneggiature etc..

ES: eppure: Calvino (scrittore) Giordano (autore di libri - heavy edited) Moccia (compilatore di parole)... in un tweet che ne dici questo uso?
AC: ognuno ha una personale visione di sè stesso, io non sono nessuno di quei tre ma solo me. Credo che si tratti di una forma di processo d'identificazione verbale, io mi sento autrice, Moccia compilatore di parole, Giordano adora la grammatica e Calvino mostra una forma di modestia. era impossibile in un tweet. Scusami.. sono logorroica.

ES: non mi aspettavo il commento ai primi 3 nomi che ho trovato. Domanda perfida: solo il 10% all'autore con un'editoria in digital delivery?
AC: se ti danno il 10% sul tuo libro ti chiami Dan Brown.. per l'editoria in digital se essa è appoggiata da una casa editrice, con isbn, editing, impaginazione etc.. cm l'autore deve avere i soldi per il suo lavoro così anche il grafico, l'editore, la pubblicità, i codici hanno un prezzo così cm i siti internet annualmente.. tutto ha un costo, il 10% se il costo è basso.. mi sembra equo.

ES: Ma quanti siete nella casa tra grafici, editor, correttori di bozze, dir. marketing? Quanti autori avete per ora? come va la distribuzione?
AC: stai seriamente chiedendomi se so quanti grafici abbiamo in collaborazione dopo l'avvio di parole indipendenti? Abbiamo molti collaboratori esterni a seconda del genere del libro trattato, ogni autore a mio parere dovrebbe essere valutato nel suo genere non dal generico,autori in uscita? Con parole indipendenti nei prossimi mesi sono circa una dozzina, infatti la notte si dorme poco. La distribuzione va bene, grazie.

ES: mi limitavo a chiedere del nucleo forte della casa editrice... o sei solo tu? (se è così wow!)
AC: ahahah magari fossi solo io, sarebbe molto più semplice trovare un punto comune sulle decisioni, su chi pubblicare e chi no.Io sono soltanto colei che ci mette la faccia essendo avendo avuto l'idea..con una forte dipendenza da internet, se non fosse così non sapresti chi sono.

ES: wow! Penultima minidomanda che chiede minirisposta: ieri hai parlato di natura umana... cioè? (tempo di dare un contributo filosofico :P)
AC: Devi conoscere bene la natura umana (specialmente la tua) prima di poter scrivere ed entrare nella mente di un personaggio. input/output. che poi c'è anche la diversificazione..poichè non puoi scrivere tutti i personaggi con la stessa mente. Ultima?

ES: dannati 140 caratteri io chiedevo lumi su cosa sia la NU... anyway last: mi hai parlato dei libri tuoi e altrui, ora hai UN promo tweet :)
AC: se vuoi te lo dico.. la natura umana è il movimento che consegue al pensiero che la nostra anima vuole vivere.
AC (Promo):Aura Conte autrice, non è Moccia, Non è Calvino neanche una femmina di tortellino, scrive libri, e ne consegue che rompe con le parole la quiete. Leggetemi.. http://auraconte.com/ sito ufficiale sino a prova contraria. [AC fa notare che il promo è improvvisato]









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giovedì 27 maggio 2010

Pippo Civati, Sonia Alfano: buone notizie e progetti

Buone notizie! Ultimamente ho sempre espresso perplessità su come vanno le cose e su come i politici stanno in rete... sarà mica disfattismo? No, mi ero solo dedicato ai grandi nomi (Vendola, Brunetta, fonti ufficiali su Twitter...).

Ecco invece le buone notizie: il blog di Pippo Civati (PD Lombardia, magari ve lo ricordate per un'ottima puntata di Annozero con Renzi e la Serracchiani) e quello di Sonia Alfano (indipendente IDV a Strasburgo, già candidata in una lista degli Amici di Beppe Grillo). Entrambi ci danno ogni giorno il nostro post quotidiano e la possibilità di commentare.

La Alfano fa di tutto per avvicinare l'Italia all'Europa e non si dimentica di commentare quello che succede da noi. C'è una sezione per pubblicare le lettere dei lettori (da potenziare) e una blogroll abbastanza istituzionale (c'è Beppegrillo e qualche iniziativa, ma non un vero universo di blog).

Civati invece è la versione istituzionale (perchè in fondo è NEL Pd) di tutto il dissenso e la delusione che si può provare verso il "partito". Da quanto ho capito, lui ci crede davvero alla possibilità di fare una nuova sinistra e state tranquilli che è il primo a farci sapere (e incazzarsi) perchè il "suo" (le virgolette sono d'obbligo) partito a Udine se la prende con la campagna contro l'omofobia oppure perchè la Bresso si è venduta a Cota per una Mercedes europea e, in generale, per tutti i casi in cui alla buona (per Pippo) opposizione fatta in aula il PD ha risultati di immagine catrastrofici in strada e nell'immaginario della gente.
Interessantissima la sua blogroll: da blogger e non semplice atto dovuto alla blognetiquette. Vale la pena di essere espolorata.

A livello di progetti, ora che entro nell'età che - stanti gli immortali versi dei Blink182 - è quella in cui non piaccio a nessuno, ecco i progetti:

1) Lanciarmi nel "Marketing dell'inesistente" e cioè vedere se e in che modo i libri nel cassetto possono essere pubblicati.
2) Ora che arriva l'Ipad, vediamo un po' cosa succede nelle versioni online dei giornali locali della mia zona. In teoria ci saranno grandi news per l'editoria, sapranno stare al passo?
3) TwiNtterVISTARE.






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domenica 23 maggio 2010

Il ministro Brunetta sa stare su internet? Brunettanellarete

Apprendo con gioia che il nostro Ministro PEC-certificato Brunetta ha deciso di confrotnarsi con la rete. C'è addirittura un evento #Wired a lui dedicato. Si chiama Brunettanellarete e funziona così: sul sito si fanno le domande (la mia è qui) e le più votate verranno rivolte da Riccardo Luna in persona al Ministro, il 4 giugno alle 16 (con diretta streaming, credo).

L'iniziativa è molto bella e non si può non elogiare il Ministro per sottoporsi a questo confronto. C'è da dire però che sarà difficile sorprendere il Ministro, visto che anche lui può vedere le domande più votate in anticipo e prepararsi. Si può poi essere maligni e insinuare che non è il Ministro a cercare Wired, ma Wired a cercare il Ministro. Fate pure.

Ci sono però delle incoerenze di fondo che non si possono non notare.
1) Vi ricordate Vendola e il suo blog che non è commentabile? Bene, sul "blog" del meritocraticissimo Brunetta ora così ben disposto ad ascoltare la rete alcuni post non possono più essere commentati perchè "i commenti sono chiusi".

2) Che dire poi della necessità di questo super evento visto che il ministro ha un account su Twitter da cui elargisce magnifiche notizie per dirci che in Italia tutto va bene o, se non siamo già al top, sta migliorando più in fretta che altrove?
La buona educazione politica, prima ancora della netiquette, dovrebbe far sì che il Ministro usasse Twitter non solo come balcone personale, ma anche per rispondere alle sitanze dei cittadini. Anche per questo la domanda che ho fatto al Ministro non è altro che una riprosizione di un vecchio tweet.

Resto comunque in attesa di vedere che esito avrà l'iniziativa.
Mi auguro che Wired la possa estenderla ad altri esponenti politici, magari anche in occasione delle elezioni comunali, regionali, nazionali. Sarebbe bellissimo che l'evento fosse più live, con tanto di chat integrata con Twitter o simile, in modo che si possa avere anche qui qualcosa come lo studente che ha chiesto a Bill Gates di finanziargli gli studi o la bambina che imbarazza Michelle Obama.

Perchè in un mondo che è globalizzato solo quando ci fa comodo non impariamo mai dagli altri?



PS sulla PEC: mi sono arrivate testimonianze di mail in arrivo da parte di enti pubblici che NON sono certificate? è successo anche a voi?











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sabato 22 maggio 2010

Follow Friday Readings (#ffr)

Su Twitter ogni venerdì tra gli argomenti più discussi trovate il #FF. L’ash è spiegato così: gli utenti segnalano ai loro follower chi seguire di venerdì. Per alcuni è una boiata (l’argomento è: vuoi sapere chi seguire? Guarda chi seguo o le mie liste e lo saprai) per altri un appuntamento irrinunciabile o un bel rito.

Secondo me l’idea funziona ed è divertente ma può essere estesa oltre Twitter. In una settimana l’utente che mi consigli di seguire potrebbe aver twittato un sacco di begli articoli o link che però per me sono difficilmente recuperabili. Come ovviare al problema?

Basta un blog dove segnalarli. I caratteri in più si possono usare per spiegarne il contenuto in uno o due tweet. Vi piace? Bene, allora facciamo nascere il Follow Friday Readings (#ffr).
Ecco la mia prima rassegna stampa Twitter based.

La prima news è la proposta di legge Movimento5Stelle per ridurre i costi della politica nella Regione Piemonte. L’idea c’è e sul sito arrivano nuove proposte. Vai a sapere come andrà a finire.

Segue questo bel progetto targato Italian Valley (yes, SLGT!) per ridurre la dispersione energetica dei pannelli solari e aumentarne l'efficacia.

Poi voglio citare ilPost di Sofri (già SofringtonPost) con il suo articolo autoreferenziale sul SEO che fa comodo per capire come funziona il cervellino algortimico di Google dopo che gli abbiamo fatto una domanda e ci dice che titoli bellissimi su carta in rete sono perdenti. Nonostante tutto viva: "il pastore tedesco" e "Cecchi Gori: un Mida al contrario".

Che dire poi del contenzioso Bossi Jr vs internet e la sua denuncia a un blog reo di aver scritto il suo diario satirico non autorizzato?

Anche a quasi un mese di distanza val la pena rivedere quello che dice Luca Lani sui nuovi social cosi di facebook.

Inoltre, non posso non citare gli articoli della settimana proposti da noisefromamerika, a cui devo in parte l’idea.





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giovedì 20 maggio 2010

Nichi Vendola sa stare su internet? (nota sullo scambio Vendola-Terranostra)



Nichi Vendola, per molti è il volto nuovo del PD. Se non volete fare complimenti troppo grossi al PD e dispiacere @Vendola, dite pure "il volto nuovo della sinistra".
La sua storia si riassume (ingiustamente, forse) così: sfida la gerarchia del PD in Puglia e vince, si presenta in modo diverso ai talk show, ha un linguaggio e una comunicazione diversi dagli altri etc etc. Insomma: è grazie a lui che disponimo dell'aggettivo vendoliano.
Inoltre, sembra aver capito qualcosa della rete: su facebook ha più di 100000 fa e ha ubn account Twitter che, comprato con cosa fanno i suoi colleghi, non è usato male.

La domanda, adesso, è banale: Nichi Vendola sa stare su Internet?

Quindi tutto bene. Siamo salvi. C'è speranza per l'opposizione, anzi, mi correggo: c'è speranza di avere un'opposizione. E invece no.... O meglio, non è tutto rose e fiori.

Il motivo è questo: la risposta sul blog di Vendola a un articolo del giornale online Terranostra
Vendola sarà bravo su Twitter, avrà seguito su facebook ma in questa risposta dimostra di non saper gestire un blog.

Primo errore: il blog non può essere commentato. Il verbo vendoliano non può essere discusso nella sede da cui è proferito, ma soltanto condiviso con altri (su facebook e basta, tra l'altro).
Se proprio volete commentare potete glossare il Testo Sacro vendoliano sul suo profilo di facebook. Ok, si dirà può essere una scelta condivisibile, ma che figura ci fa chi si dichiara disponibile all'ascolto dei cittadini e poi non consente il commento - magari moderato - sul proprio blog?

Secondo errore: il blog non ha la cultura del link. Il caso della risposta a Terranostra è paradigmatico. Vendola cita l'articolo ma non lo linka e, come se non bastasse, cita il sito e non linka nemmeno quello.

Perchè nemmeno il più acuto interprete della nuova sinistra - lo dico senza ironia - non riesce ad accorgersi che questo modo di stare in rete è l'analogo web del comportamento di Emilio Fede con Pietro Ricca o di quello di Berlusconi con le 10 domande di Repubblica?

Vorrei dei politici capaci di ascoltare e di rispondere (e questo Vendola su Twitter sembrava farlo). Non voglio un altro predellino virtuale, vorrei un modello orizzontale di comunciazione, scambio e interezione.
Certo, è difficile, ma proprio Vendola sembrava uno disposto almeno a provare a fare qualcosa di difficile.

Una settimana fa, in Triennale per una presentazione di Wired, Luca Sofri ribadiva come un link non reso disponibile è qualcosa che non si vuole che i propri lettori sappiano. Al contrario un link messo a disposizione è la volontà di condividere delle informazioni col lettore.

A questo si può solo aggiungere che, se nel giornalismo standard la prima cosa che si insegna è quella di verificare le fonti, una volta che si passa online il minimo - oltre alla verifica - sarebbe citarle, le fonti. Anche quando dicono cose spiacevoli.

Nota sul contenzioso: Terranostra parla di "iter autorizzativo palesemente illegale" e non si capisce bene quale sia. Per quello che capisco si tratta del fatto di non aver ascoltato i cittadini, ma non ci sono atti errati o provvedimenti invalidi citati.
Vendola ribatte che l'iter "è stato caratterizzato dalla massima trasparenza" e ne fa un breve riassunto non tecnico. Purtroppo mancano link e ulteriori informazioni, che però spero ci verranno fornite presto.





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lunedì 17 maggio 2010

Si possono sovvenzionare ricerca, istruzione e innovazione? (Letterina al MoVimento 5 Stelle)



(Sognai talmente forte, che mi uscì il sangue dal naso)

Caro MoVimento, caro Davide,

forse mi sto montando la testa e sogno troppo forte. Ancora il naso non sanguina però. Prendo spunto da queste constatazioni e vi propongo un’idea (folle?). Tutti parlano di scuola, cultura, università e riforma dell’istruzione. Alla fine l’unico investimento in formazione (per giovani e non solo) è tagliare i fondi per la ricerca e trasformare le sedi di cultura in aziende perchè, per dirla con Albanese, c’è tanta crisi (ohi! se ne sono accorti anche loro).
Talmente tanta che chi vende il proprio voto si accontenta di 30 euro, visto che tutto fa brodo.

E mi chiedo: perché la politica non investe in cultura e formazione? Non chiedo una riforma dell’istruzione, ma qualcosa come un bando pubblico. Una cosa tipo un contratto di consulenza a progetto, con la differenza che il committente non ha già in mente qualcosa ma vuole proposte dai cittadini (non male per ricucire lo strappo cittadino-politica di cui tutti parlano, no?).

Ho assistito alla vostra riunione in streaming (grande iniziativa!) e ho scoperto che adesso avete dei fondi ottenuti semplicemente riducendovi lo stipendio e donando quel che rimane alla causa del MoVimento. Ho capito che usate questo stipendio per creare posti di lavoro (altro che il Berlusconi 1994): assumerete personale di segreteria, membri per l’ufficio stampa etc. In generale “portaborse” che pagherete dignitosamente e non in nero come fanno a Montecitorio (vedi La casta).

La sfida ulteriore, secondo me, è quella di usare i vostri fondi anche per promuovere la ricerca. In modo soprattutto simbolico, forse. Se però è vero che c’è crisi e il voto si vende a 30 euro, forse un contributo di ricerca e autoformazione in un range tra i 100 e i 1000 euro andrebbe più che bene.

Messa così è solo un’idea, ora cerco di sostanziarla.
Il committente (voi o la politica "standard" casomai mi leggessero e approvassero) avrà i suoi interessi. Purtroppo chi richiede un contributo non può semplicemente leggersi tutta l’opera dei presocratici e stop. C’è qualcosa da dare in cambio. Come possiamo far funzionare questa idea?

La trasparenza come al solito sarà l’elemento base. Tutte le richieste devono essere accessibili e deve essere chiaro a chi e perché viene dato il “finanziamento” (eventuali clausole per evitare incompatibilità o conflitti di interesse dipendono da voi). Questo è scontato.

Cosa può chiedere il MoVimento? Nell’ottica di rendere accessibili a tutti le informazioni e la conoscenza mi sembra che possa chiedere minimo due cose: un documento dove si presenta la ricerca nei dettagli e una presentazione a una qualche assemblea (tanto basta filmarla e via ustream diventa accessibile a tutti). In caso di materie più tecniche non sarebbe male avere anche degli how-to o l’impegno da parte di chi ha intrapreso il progetto di fare formazione ai movimentati interessati o, perché no, a tutti i cittadini.

Che cosa può interessare al MoVimento? Questo lo sapete voi, io provo solo a fare qualche congettura su:

1. A chi può interessare?
Abitudine a contratti, scadenze da rispettare, lavoro da presentare. Si entra basandosi sui propri interessi e sulle proprie aspettative culturali. Non si campa di questa roba. È solo un incentivo per evitare la depressione da "mi sono iscritto alla facoltà sbagliata" oppure da "non posso combinare un cazzo qui dove la mia cultura e la mia professionalità non sono considerati". Così si può incoraggiare un approccio interdisciplinari e si abbattano le barriere dell’iperspecializzazione miope.
Serve come incentivo a impegnarsi in qualche progetto che ognuno ha ma magari accantona in nome del pragmatismo o per evitare di sentirsi dire dalla mamma “perdi tempo davanti al pc” “mamma, sto programmando un’app che mi frutta una ventina di dollari al giorno!”.
Laureati a 5 euro l’ora per fare un lavoro non attinente quanto studiato forse si metterebbero di buon grado a far ricerca su quello che gli piace con una “borsa di studio” anche simbolica.
Potreste poi fare due formule: in una proponete voi dei temi, in altre invece accettate proposte.

2. Ecco qualche ipotesi per le proposte non vincolate.
I. Una bella analisi sulle dinamiche di propagazione dell’informazione: da Gladwell a Strogatz, piccoli mondi e la coda lunga del mercato, caos etc. Vi arriva la lista dei testi che uno vuole consultare, qualche riga sul perché chi lo propone pensa possa che il suo progetto possa esservi utile, un curriculum.
La proposta è correlata dalla descrizione del lavoro: riassunto di tutte le opere da consultare, breve presentazione sintetica e disponibilità a presentare il lavoro in una qualche sede fisica o online. In questo modo non rimangano solo byte morti ma possano essere di aiuto e discussi col resto del MoVimento e delle persone interessate.

II. Un reportage da New York sul programma educativo delle Knowledge Is Power Program (KIPP) School. (Corredato dalle stesse indicazioni di prima).

III. Qualcuno che si mette a studiare un po’ di storia economica senza troppi pregiudizi, magari mostrando che quello attuale è solo uno dei possibili modelli economici disponibili.

IV. Un bel progetto a tema sulle dinamiche di social networking (magari per quanto riguarda la politica, vedi Obama) e, connessa all’analisi del buzz, l’analisi di varie tecniche di lettura veloce e strumenti per riuscire a monitorarlo e seguirlo.

Certo, questi sono solo bruscolini rispetto a un’azione di governo seria sull’istruzione e lo sviluppo (se volete, chiamatela riforma). Ma si tratterebbe comunque di un segnale, di un riavvicinamento ai cittadini e di un contemporaneo avvicinamento dell’educazione al web (dove ovviamente in qualche modo avverrebbe la selezione e finirebbero i risultati).
Che ne dite?

Direi che mi sono svegliato. E adesso ho l’epistassi rattoppare.


P.s: Feel free di aggiungere proposte nei commenti, in effetti quattro sono pochine e il MoVimento sembra assei ben disposto a recepire idee...





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martedì 11 maggio 2010

Social networking: quali sono le tue 10000 ore?


La regola delle 10000 ore è un’ottima base per iniziare a organizzare un gruppo.
Si tratta di una regola empirica di cui sono venuto a conoscenza leggendo Fuoriclasse di Gladwell. Il libro, come Il punto critico, è un insieme di osservazioni empiriche che provano a articolarsi in una teoria. In particolare si tratta dell’approfondimento della terza legge, cioè quella che ci dice come il contesto è importante per sviluppare le proprie potenzialità.

La legge delle 10000 ore dice che se ci applichiamo con sufficiente costanza (10000 ore appunto) alla fine riusciamo a diventare dei professionisti nell’attività scelta. Insomma: il talento non è tutto e il genio deve traspirare in abbondanza.

Ma quante sono 10000 ore? In un anno ne abbiamo 365 x 24 = 8760. Di certo dormiamo e facciamo anche altro, quindi nell’ipotesi di dedicare 6 ore al giorno alla nostra attività, in un anno accumuliamo 2190 ore di esperienza che salgono a 2920 se le ore passano da 6 a 8.
Per avere un paragone, per una laurea triennale servono 180 cfu e a ogni cfu vengono assegnate di solito 25 ore di carico didattico cioè in tutto 4500 ore che spalmate in 3 anni fanno 1500 ore l’anno.

Tutto sommato la legge delle 10000 ore ci dice che se ci dedichiamo per 4-5 anni a quanto vogliamo imparare alla fine abbiamo successo.

Il nostro case study è quello dei musicisti in un conservatorio: statisticamente – racconta Gladwell – i grandi concertisti sono ben navigati e si sono esercitati più di 10000 ore; gli insegnanti del conservatorio arrivano a 4000 mentre un musicista valido che però non sfonda come concertista si "ferma" a 8000.

La più grossa fregatura della regola è questa: individua una soglia per il raggiungimento dell’eccellenza (10000 ore di applicazione dovrebbero trasformare le mani di quasi tutti in un virtuoso, il problema poi sarà essere anche un musicista), ma non spiega però perché, a parità di ore trascorse e dedizione allo studio, un allievo possa essere drammaticamente più bravo di un altro. Questo, probabilmente è lo spazio del talento, del genio, della passione o di come volete chiamarlo.

Come si può sfruttare questa “legge” per costruire un gruppo?
Mettiamo che manchino le risorse, il tempo sia poco e la voglia di fare molta. Rispondendo alla semplice domanda “Quali sono le mie 10000 ore?” si possono iniziare a vedere le competenze di ognuno all’interno del gruppo al di là di quanto ci sia scritto sul curriculum e quali invece quelle da acquisire.

Per chi vuole dedicarsi alla metafisica dell’organizzazione aziendale e dell’apprendimento c’è da sviluppare tutta la parte di implementazione della regola delle 10000 ore a livello di gruppo. Vale a dire: meglio spedire una persona in Cina per 3-4 anni e far fare 10000 ore di cinese o pagare un corso intensivo di un anno a 5-6 persone del gruppo?

Ideas are welcomed!

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sabato 8 maggio 2010

TwiNtterVISTA: Elisabetta Lombardo / ReduceToReuse

Chi ha detto che da un servizio di microblogging (Twitter) non possa nascere un post per un blog tradizionale?
Elisabetta Lombardo, fotografa attiva in quel di Berlino, in arte ReduceToReuse ha apprezzato l'idea di sottoporsi a questa twiNtterVISTA.
Le regole sono semplici: 140 caratteri per entry.
Nessuno domanda già scritta prima da parte mia.
Valgono ovviamente link e altri collegamenti variegati.


(All photos by Elisabetta Lombardo che ringrazio per l'autorizzazione a metterle qui)

ES: Iniziamo dalle cose "facili": qual è la tua arte e come sei finita a Berlino?

RR: Soprattutto fotografia e sono finita a Berlino perché ho seguito il mio compagno, autoctono berlinese tornato in patria.

ES: Eppure mi pare che tu abbia studiato tutt'altro. Oltre al tedesco (credo) a che è servito relazioni internazionali for (yours) art's sake?
RR:Il fatto di essermi specializzata in diritti umani mi fornisce le basi teoriche sui temi che voglio affrontare con la fotografia.

ES: urge una distinzione tra basi teoriche e basi tecniche della fotografia. Se ti serve hai un messaggio extra per spiegarmi i temi delle foto!
RR: le basi tecniche di fotografia le ho acquisite da sola e frequentando corsi per imparare il lavoro di camera oscura.
RR: Beh ho sempre voluto combinare la fotografia ai diritti umani. Per questo tratto di temi che mi stanno a cuore attraverso i miei progetti.

ES: Wow! Mi piace l'uso non convenzionale della propria laurea... Progetti = esposizione napoletana. Tell me more :)

RR: L'esposizione vagante che sarà a Napoli si occupa di stage con un punto di vista critico attraverso 11 soggetti, (ex)stagisti di vari paesi.

ES: (me idiota, scusa [
avevo mandato la domanda precedente con un messaggio pubblico e non diretto]). .. a proposito di diritti umani/libertà di stampa: come si vede l'Italia da Berlino? (non solo a livello fotografico)
RR: :Risataisterica: Come una versione sofisticata di una dittatura, nella quale i diritti umani valgono solo per la famiglia mulino bianco

ES: Merita un RT, posso? Mi ricorda il fascismo mediatico all'acqua di rose di cui parlava la Hack. Tu rientri tra i voti italiani dall'estero?

RR: RT pure. Io torno in Italia per votare, ma non per molto ancora. Quindi in futuro rientrerò tra i voti italiani dall'estero.

ES: fatto. Mi spieghi "ReduceToReuse"? è un messaggio ecologico, un riferimento personale, una filosofia di vita , un riferimento a SRBD.. cosa?

RR: Sì è un riferimento a SRBD, perché gli stagisti sono ecologici. :-D

ES: Nel senso che una volta che ne hai sfruttato uno e lo hai sbattuto a casa spetta a lui riciclarsi e trovare un altro modo per vivere?

RR: Esatto! E ci si aspetta esattamente questo, altrimenti sei un altro giovane sfaticato che vuole la pappa pronta (=contratto, stipendio).

ES: :/. Ora devo andare. A te l'ultima battuta bonus (magari su ETSY) e: 1) come ti sembra la twiNtterVISTA? 2) che combinavi nel mentre?

RR: Stavo guardando il Daily Show sul web. Mi piace l'idea di un'intervista a 140 caratteri ma l'obbligo alla sintesi può essere frustrante
RR: È un posto dove si vendono e si comprano prodotti fatti a mano. Io ci vendo alcune delle mie stampe ma per i fotografi è difficile.

What's more?
Per chi fosse interessato, questi sono i lavori di Elisabetta su ETSY di cui si parla nell'intervista. I link al suo sito e al suo profilo di twitter li ho messi sopra. Per sapere cos'è SRBD andate sul sito e curiosate i progetti.

And now?
Mi piacerebbe TwiNtervVISTAre altri utenti. Magari utilizzando un #ashtag per rendere il tutto ancora più partecipato. C'è però il problema di trovare un ash corto e che, se ai 140 caratteri si sottraggono @nomeintervistato e #ash diventa tutto ancora più haiku. Secondo me però val la pena provare...
Idee? Suggerimenti? Twitters interessa(n)ti?





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giovedì 6 maggio 2010

Badili Badola: guerrilla gardening per riprendersi la città

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Davvero è finito il tempo per l’impegno? Non c’è proprio niente che dei cittadini possano fare per migliorare la propria situazione? Non parlo di cambiare il mondo ma di piccole cose del proprio quotidiano, le proprie abitudini, l’ambiente che ci circonda.
La risposta dei Badili Badola è che il guerrilla gardening ci offre questa possibilità. I Badili Badola sono un gruppo torinese di guerrillagardening attivo dal 2007 che ha acquistato sempre più visibilità in Italia grazie a servizi su Report e su Geo&Geo. A presentare il guerrilla gardening ci ha pensato Andrea Marchesini, tra i fondatori del gruppo eletto a furor di badile come vittima dell’intervista.

Tra gli "elettori" di Andrea e per dovere di completezza nei confronti del gruppo non si possono non segnalare:
Isabella Zanotti (Pubblicità e Designer) dal 2007 Badili Badola (ha iniziato con Andrea).
Valerie Obino (Architetto) dal 2009 Badili Badola
Luca Audero (Giardiniere) dal 2009 Badili Badola
Mauro Bianchini (projet manager delle energie rinnovabili) dal 2009 Badili Badola
Luigi Cerrato (laureato in economia e commercio) dal 2009 Badili Badola.

ES: Iniziamo dal nome: fino a "Badili" ci arrivo, ma "Badola"?
AM: In piemontese "badola" vuol dire scemotto, tonto, sbadato. È ovviamente ironico, siamo dei Badili un po’ imbranati che però cercano di migliorare l’ambiente circostante… Il nome vuol dire che ci mettiamo tutta la buona volontà possibile, purtroppo però non tutte le azioni ci vengono al primo colpo.

ES: Già… azioni, guerriglia: cos’è che fate di preciso?
AM: Il nostro è un gruppo di intervento ma la nostra guerriglia è pacifica. Vogliamo migliorare l’ambiente che ci circonda senza restare invischiati nei massimi sistemi. Questo non vuol dire che siamo insensibili al riscaldamento globale o alla ratificazione di protocolli sull’ambiente. Semplicemente noi partiamo da quello che possiamo toccare: piantiamo alberi, miglioriamo zone di periferia, progettiamo piccoli giardini. Ci riprendiamo il pubblico e proviamo a migliorarlo attraverso le persone. Noi diamo l’input poi ci pensa la gente: ci contrasta così la diffusione dell’immondizia, non zozzi dove è pulito. [Quando di dice: Gladwell e la teoria delle finestre rotte, eh?].
A volte facciamo anche interventi più guerriglieri utilizzando le tecniche presentate su guerrillagardening.com e lanciamo le nostre bombe di semi, ma le azioni più durevoli richiedono tempo e pianificazione.

ES: Com’è composto il gruppo? Qual è la vostra storia?
AM: Guarda, nasciamo dall'esperienza del social forum ma non c’è una politicizzazione diretta. Il nostro è un ambientalismo generale: i luoghi del demanio sono tuoi, abbine cura. Non puoi prendere e piantare un albero dal nulla (c’è un minimo di norme di sicurezza a proposito), ma piantare i fiori e togliere l’immondizia si può fare.
Noi abbiamo iniziato anche noi imparando: il 22 novembre del 2007 siamo andati a Milano per vedere cosa si poteva fare e il 13 dicembre abbiamo fatto il nostro primo intervento.Non siamo una setta e nemmeno dei teorici dell’elaborazione teorica.
Il gruppo si compone di 5-6 persone che coordinano, il resto è rete. Nel sito abbiamo 100 iscritti nel sito, il fenomeno del GG è territoriale. A Milano e Roma ci sono altre comunità, in tutto saranno 300-400 attivi in Italia. Qui a Torino, alle riunioni e alle azioni in modo stabile siamo mai meno di 7 e difficilmente più di 20.
Sulla rete ci serviamo di Ning, social network gratuito, che ci tiene insieme le pagine gratis e ci mette a disposizione servizi di blog, hosting foto etc etc. Inoltre su wordpress ci sono i punti salienti: interventi, riunioni. Il sito lavora fisso. La pagina su facebook è solo per le informazioni.


ES: In che modo vengono pianificate le azioni?
AM: La pianificazione è essenziale e la scelta della location è tutto. Della location conta non solo la posizione all’interno della città per costruire così un messaggio di sensibilizzazione – come nel giardino che abbiamo allestito e mantenuto per 3 mesi in via Dora – ma soprattutto il tipo di terreno.
Dovendo seminare fiori e piante questo è un fattore fondamentale che influenza tutta la fase successiva in termini di mantenimento. Stabilito infatti il terreno e il progetto che si vuole realizzare – quali piante, disposte in che modo, presenza di vialetti in pietra, acquisto o recupero del materiale, trasporto, etc – questo va poi curato. Le piante, banalmente, vanno annaffiate, si devono togliere le erbacce e eventuali rifiuti.
La mentalità è quella di far crescere giardino. Per farlo controlliamo ogni 15-30 giorni mentra la manutenzione viene fatta ogni 3-4 mesi. Ovviamente più sono coinvolti gli abitanti vicini al territorio dell'intervento più sono facili le cose.

ES: Da come parli sembra che i componenti del gruppo siano molto eterogenei… Cosa bisogna fare per partecipare? Ci sono dei requisiti? C'è un'ammissione in stile Fight Club?
AM: L’età e le professionalità sono variegate. Dagli studenti agli anziani, passando per qualche architetto o designer che ci aiuta nel progettare al meglio le composizioni che costruiremo con gli interventi.
Il modo più semplice per partecipare è contattarci sul sito o via facebook e poi venire a far pratica di persona. Non ci sono competenze o requisiti se non la voglia di fare e di partecipare. Le piante e le tecniche di giardinaggio si imparano col tempo, non serve essere botanici!

ES: Ma avete una vostra ideologia? Soprattutto su tematiche ambientali...
AM: Non ci interessa la politica però sappiamo che la nostra è una causa giusta e vogliamo fare qualcosa senza mettere in atto procedure burocratiche con cui prima o poi dovremmo confrontarci se davvero fossimo politici. Il Comune non dà troppi fastidi, anzi, dei nostri piccoli interventi mi sa che sono più che contenti... Torino, tra le metropoli, è una delle più verdi a livello europeo ma le amministrazioni curano il centro e snobbano il resto.
Se vuoi sapere come la pensiamo sulle giornata ambientali o ecologiche posso dirti che non servono. Ma che si può fare? Non è come negli anni ’70 dove si potevano fare manifestazioni tipo "basta cemento, guerrigliamo!". È una mentalità più aperta la nostra. Il cemento ce l’hai e te lo prendi: non contrasti quello, fai in modo di riprenderti dalla cementificazione riottenendo la partecipazione.
Visto il nostro modo di operare siamo più per un’attenzione costante che diventa azione quando riusciamo ad avere il materiale. Spesso usiamo materie prime a costo zero: piante che recuperiamo in qualche modo, che abbiamo in eccesso oppure, ecco... una volta l’Ikea ci ha dato gli alberi di natale che non sapeva come usare. Ne avevano 3000, e la metà erano buoni per essere piantati. Abbiamo fatto un progetto, ricevuto le approvazioni e... dovuto pagare un furgone per trasportarli e poterli piantare! Se poi la voglia di agire è tanta e scarseggia il materiale si può sempre fare una colletta per comparare i fiori.

ES: C’è qualche azione che vuoi ricordare?
AS: Durante i primi interventi pensavamo al vandalismo che ci sarebbe stato sulle piante. Credevamo che un giardino in una zona degradata venisse subito attaccato. Così, in una azione pianificata alla stazione Dora - luogo di spaccio, traffico e altre cose non proprio idialliaco per una zona a 2 Km dal centro - abbiamo allestito un cartello scrivendo su un cartello: “Questo posto meraviglioso è per te, proteggilo” (in 8 lingue, dialetti inclusi). Nel nostro intento era un innesco per migliorare la situazione.
Nel design della location c'era anche un sentierino di pietre bianche e ci siamo stupiti che nessuno lo abbia percorso. Temevano di rovinare la nostra costruzione che è stata molto più rispettata del previsto. (Adesso l'installazione non c’è più e ma le piante le abbiamo trasferite).

ES: Avete mai fatto dei corsi? Una sorta di reclutamento di nuovi membri? Magari anche dopo il successo e la visibilità che vi ha dato Report...
AM: Abbiamo fatto una presentazione al Liceo Alfieri. 100 ragazzi si sono attivati: gli abbiamo insegnato cos’è il GG presentandoglielo come una cosa divertente. Fanno i guerriglieri per un giorno a scuola, sistemano qualcosa in zona. 1. step: presentazione GG. 2: sviluppo del progetto da progetto loro (giardini, che criterio c’è etc etc). 3: sopralluogo (con la nostra assistenza) sul luogo; carotaggio fatto dai ragazzi, discussione sulla metrica da usare, considerare sole, ombra, umidità etc etc. Poi ovviamente l'azione!
Speriamo di incrementare queste attività e c’è forse la possibilità di diventare un’associazione.

ES: Ma come! la guerriglia diventa associazione?

AM: Beh, siamo affiliati al movimento di guerriglia gardening ma la nostra è un’attività più riflessiva e pianificata. Si diventa esperti poco per volta, per tentativi e errori e forse questo ci porta a essere sempre più ambiziosi. Certo, questo non vuol dire che disdegniamo gli attacchi a base di semi o cose simili!

ES: Ok, direi che stiamo per concludere. Una curiosità: dopo un intervento cosa fate? Come festeggiate?
AM: Dopo l'intervento ci ritroviamo tra le persone: un the e un libro. Se abbiamo agito alla luce del giorno proviamo a parlare e socializzare con le persone che passano in zona...





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lunedì 3 maggio 2010

Malcolm Gladwell - Il punto critico. Diffusione virale di idee.

Da un po’ prometto di parlare di Malcolm Gladwell e di quanto teorizza ne Il punto critico. Come piccoli cambiamenti possono fare la differenza. Ora che lo faccio, mi dispiace brutalizzare la sua prosa dove teoria ed esempi sono fusi in un'unica narrazione. In questo modo però posso sintetizzare meglio i suoi contributi teorici.

Il libro prova a rispondere alla domanda: come si diffonde un’idea, una moda, un movimento, un prodotto? La risposta è: guarda e impara. Dalla epidemie.
Gladwell enuncia queste tre regole: la legge dei pochi, il fattore presa, il potere del contesto.

Gli elementi chiave della prima legge sono tre tipologie di persone: i connettori, i venditori e gli esperti di mercato. Ovviamente si danno casi di persone capaci di svolgere più ruoli, ma di solito uno predomina.

I connettori sono internet, solo più in piccolo e attualizzati. Riescono con una telefonata o una mail a mettervi in contatto con chi state cercando. Per la diffusione virale del vostro messaggio dovete passare da loro.

I venditori invece sono le migliori persone per piazzare la vostra idea al vostro pubblico. Dove il connettore può solo far giungere la voce il venditore riuscirà: che si tratti di un congelatore al polonord o di tesserare un applico.

Gli esperti di mercato si distinguono per competenze tecniche. Dato un certo settore nessuno è come loro. Immaginateveli come nerd che sanno tutto dei ritrovati tecnologici o tifosi che conoscono tutte le statistiche di Nadal e Federer è fuorviante. Ecco gli esempi di Gladwell: persone che sanno sempre dove farvi comprare al miglior prezzo o esperti di camere di albergo a New York che conoscono anche il numero giusto da chiamare per ottenere la stanza a due terzi del prezzo.

Il fattore presa – la seconda legge – è quella che farà storcere il naso ai sognatori e ai teorici della causa giusta in sé. Essa dice che non importa quale sia il messaggio, quanto sia giusto etc etc. il problema è trovare la forma giusta e catchy, c’è un modo talmente semplice per dire le cose da renderlo irresistibile. Il guaio è trovarlo.

La terza legge – l’importanza del contesto – rende giustizia all’intuizione secondo cui l’ambiente, nel senso più lato possibile, gioca un ruolo fondamentale. L’analisi di Gladwell vuole mettere in luce che il contesto è il più ampio possibile e include fattori che esulano dagli indici più accreditati per spiegare certi fenomeni.
Caso della criminalità a New York: serve davvero che la situazione economica migliori per diminuire il tasso di criminalità? La risposta è che finchè lasci che la metropolitana faccia schifo e non ripari le finestre rotte della periferia cambierà ben poco.
L’ambiente offre molti segnali capaci di influenzare il nostro comportamento. Chi ha operato su finestre e metropolitane è riuscito a diffondere implicitamente un messaggio che non si poteva non notare in una città come New York dove la metropolitana è un’istituzione. E questa operazione ha portato un abbattimento del tasso di criminalità. Anche senza una contemporanea ripresa economica.

Il libro vale davvero la pena. Gladwell vuole prima di tutto raccontare una storia, anche se la sua indagine vi porterà di case-study in case-study: dal diffondersi del messaggio che portò all’indipendenza america al successo di Sesame’s Street, dall’analisi della criminalità a NY alla lotta all’AIDS passando per il problema di come riportare la notizia dell'aumento del tasso di suicidio. Ce n’è per tutti i gusti!



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