giovedì 6 maggio 2010

Badili Badola: guerrilla gardening per riprendersi la città

width="480" height="385">



Davvero è finito il tempo per l’impegno? Non c’è proprio niente che dei cittadini possano fare per migliorare la propria situazione? Non parlo di cambiare il mondo ma di piccole cose del proprio quotidiano, le proprie abitudini, l’ambiente che ci circonda.
La risposta dei Badili Badola è che il guerrilla gardening ci offre questa possibilità. I Badili Badola sono un gruppo torinese di guerrillagardening attivo dal 2007 che ha acquistato sempre più visibilità in Italia grazie a servizi su Report e su Geo&Geo. A presentare il guerrilla gardening ci ha pensato Andrea Marchesini, tra i fondatori del gruppo eletto a furor di badile come vittima dell’intervista.

Tra gli "elettori" di Andrea e per dovere di completezza nei confronti del gruppo non si possono non segnalare:
Isabella Zanotti (Pubblicità e Designer) dal 2007 Badili Badola (ha iniziato con Andrea).
Valerie Obino (Architetto) dal 2009 Badili Badola
Luca Audero (Giardiniere) dal 2009 Badili Badola
Mauro Bianchini (projet manager delle energie rinnovabili) dal 2009 Badili Badola
Luigi Cerrato (laureato in economia e commercio) dal 2009 Badili Badola.

ES: Iniziamo dal nome: fino a "Badili" ci arrivo, ma "Badola"?
AM: In piemontese "badola" vuol dire scemotto, tonto, sbadato. È ovviamente ironico, siamo dei Badili un po’ imbranati che però cercano di migliorare l’ambiente circostante… Il nome vuol dire che ci mettiamo tutta la buona volontà possibile, purtroppo però non tutte le azioni ci vengono al primo colpo.

ES: Già… azioni, guerriglia: cos’è che fate di preciso?
AM: Il nostro è un gruppo di intervento ma la nostra guerriglia è pacifica. Vogliamo migliorare l’ambiente che ci circonda senza restare invischiati nei massimi sistemi. Questo non vuol dire che siamo insensibili al riscaldamento globale o alla ratificazione di protocolli sull’ambiente. Semplicemente noi partiamo da quello che possiamo toccare: piantiamo alberi, miglioriamo zone di periferia, progettiamo piccoli giardini. Ci riprendiamo il pubblico e proviamo a migliorarlo attraverso le persone. Noi diamo l’input poi ci pensa la gente: ci contrasta così la diffusione dell’immondizia, non zozzi dove è pulito. [Quando di dice: Gladwell e la teoria delle finestre rotte, eh?].
A volte facciamo anche interventi più guerriglieri utilizzando le tecniche presentate su guerrillagardening.com e lanciamo le nostre bombe di semi, ma le azioni più durevoli richiedono tempo e pianificazione.

ES: Com’è composto il gruppo? Qual è la vostra storia?
AM: Guarda, nasciamo dall'esperienza del social forum ma non c’è una politicizzazione diretta. Il nostro è un ambientalismo generale: i luoghi del demanio sono tuoi, abbine cura. Non puoi prendere e piantare un albero dal nulla (c’è un minimo di norme di sicurezza a proposito), ma piantare i fiori e togliere l’immondizia si può fare.
Noi abbiamo iniziato anche noi imparando: il 22 novembre del 2007 siamo andati a Milano per vedere cosa si poteva fare e il 13 dicembre abbiamo fatto il nostro primo intervento.Non siamo una setta e nemmeno dei teorici dell’elaborazione teorica.
Il gruppo si compone di 5-6 persone che coordinano, il resto è rete. Nel sito abbiamo 100 iscritti nel sito, il fenomeno del GG è territoriale. A Milano e Roma ci sono altre comunità, in tutto saranno 300-400 attivi in Italia. Qui a Torino, alle riunioni e alle azioni in modo stabile siamo mai meno di 7 e difficilmente più di 20.
Sulla rete ci serviamo di Ning, social network gratuito, che ci tiene insieme le pagine gratis e ci mette a disposizione servizi di blog, hosting foto etc etc. Inoltre su wordpress ci sono i punti salienti: interventi, riunioni. Il sito lavora fisso. La pagina su facebook è solo per le informazioni.


ES: In che modo vengono pianificate le azioni?
AM: La pianificazione è essenziale e la scelta della location è tutto. Della location conta non solo la posizione all’interno della città per costruire così un messaggio di sensibilizzazione – come nel giardino che abbiamo allestito e mantenuto per 3 mesi in via Dora – ma soprattutto il tipo di terreno.
Dovendo seminare fiori e piante questo è un fattore fondamentale che influenza tutta la fase successiva in termini di mantenimento. Stabilito infatti il terreno e il progetto che si vuole realizzare – quali piante, disposte in che modo, presenza di vialetti in pietra, acquisto o recupero del materiale, trasporto, etc – questo va poi curato. Le piante, banalmente, vanno annaffiate, si devono togliere le erbacce e eventuali rifiuti.
La mentalità è quella di far crescere giardino. Per farlo controlliamo ogni 15-30 giorni mentra la manutenzione viene fatta ogni 3-4 mesi. Ovviamente più sono coinvolti gli abitanti vicini al territorio dell'intervento più sono facili le cose.

ES: Da come parli sembra che i componenti del gruppo siano molto eterogenei… Cosa bisogna fare per partecipare? Ci sono dei requisiti? C'è un'ammissione in stile Fight Club?
AM: L’età e le professionalità sono variegate. Dagli studenti agli anziani, passando per qualche architetto o designer che ci aiuta nel progettare al meglio le composizioni che costruiremo con gli interventi.
Il modo più semplice per partecipare è contattarci sul sito o via facebook e poi venire a far pratica di persona. Non ci sono competenze o requisiti se non la voglia di fare e di partecipare. Le piante e le tecniche di giardinaggio si imparano col tempo, non serve essere botanici!

ES: Ma avete una vostra ideologia? Soprattutto su tematiche ambientali...
AM: Non ci interessa la politica però sappiamo che la nostra è una causa giusta e vogliamo fare qualcosa senza mettere in atto procedure burocratiche con cui prima o poi dovremmo confrontarci se davvero fossimo politici. Il Comune non dà troppi fastidi, anzi, dei nostri piccoli interventi mi sa che sono più che contenti... Torino, tra le metropoli, è una delle più verdi a livello europeo ma le amministrazioni curano il centro e snobbano il resto.
Se vuoi sapere come la pensiamo sulle giornata ambientali o ecologiche posso dirti che non servono. Ma che si può fare? Non è come negli anni ’70 dove si potevano fare manifestazioni tipo "basta cemento, guerrigliamo!". È una mentalità più aperta la nostra. Il cemento ce l’hai e te lo prendi: non contrasti quello, fai in modo di riprenderti dalla cementificazione riottenendo la partecipazione.
Visto il nostro modo di operare siamo più per un’attenzione costante che diventa azione quando riusciamo ad avere il materiale. Spesso usiamo materie prime a costo zero: piante che recuperiamo in qualche modo, che abbiamo in eccesso oppure, ecco... una volta l’Ikea ci ha dato gli alberi di natale che non sapeva come usare. Ne avevano 3000, e la metà erano buoni per essere piantati. Abbiamo fatto un progetto, ricevuto le approvazioni e... dovuto pagare un furgone per trasportarli e poterli piantare! Se poi la voglia di agire è tanta e scarseggia il materiale si può sempre fare una colletta per comparare i fiori.

ES: C’è qualche azione che vuoi ricordare?
AS: Durante i primi interventi pensavamo al vandalismo che ci sarebbe stato sulle piante. Credevamo che un giardino in una zona degradata venisse subito attaccato. Così, in una azione pianificata alla stazione Dora - luogo di spaccio, traffico e altre cose non proprio idialliaco per una zona a 2 Km dal centro - abbiamo allestito un cartello scrivendo su un cartello: “Questo posto meraviglioso è per te, proteggilo” (in 8 lingue, dialetti inclusi). Nel nostro intento era un innesco per migliorare la situazione.
Nel design della location c'era anche un sentierino di pietre bianche e ci siamo stupiti che nessuno lo abbia percorso. Temevano di rovinare la nostra costruzione che è stata molto più rispettata del previsto. (Adesso l'installazione non c’è più e ma le piante le abbiamo trasferite).

ES: Avete mai fatto dei corsi? Una sorta di reclutamento di nuovi membri? Magari anche dopo il successo e la visibilità che vi ha dato Report...
AM: Abbiamo fatto una presentazione al Liceo Alfieri. 100 ragazzi si sono attivati: gli abbiamo insegnato cos’è il GG presentandoglielo come una cosa divertente. Fanno i guerriglieri per un giorno a scuola, sistemano qualcosa in zona. 1. step: presentazione GG. 2: sviluppo del progetto da progetto loro (giardini, che criterio c’è etc etc). 3: sopralluogo (con la nostra assistenza) sul luogo; carotaggio fatto dai ragazzi, discussione sulla metrica da usare, considerare sole, ombra, umidità etc etc. Poi ovviamente l'azione!
Speriamo di incrementare queste attività e c’è forse la possibilità di diventare un’associazione.

ES: Ma come! la guerriglia diventa associazione?

AM: Beh, siamo affiliati al movimento di guerriglia gardening ma la nostra è un’attività più riflessiva e pianificata. Si diventa esperti poco per volta, per tentativi e errori e forse questo ci porta a essere sempre più ambiziosi. Certo, questo non vuol dire che disdegniamo gli attacchi a base di semi o cose simili!

ES: Ok, direi che stiamo per concludere. Una curiosità: dopo un intervento cosa fate? Come festeggiate?
AM: Dopo l'intervento ci ritroviamo tra le persone: un the e un libro. Se abbiamo agito alla luce del giorno proviamo a parlare e socializzare con le persone che passano in zona...





Condividi su FB

Post correlati
Storie di attivisti: esperimenti di democrazia partecipativa
Storie di attivisti: Claudio Cigna, frisbee freestyle, televisione
Reportage di attivismo: l'acqua bene pubblico
Gladwell: punto critico e finestre rotte

Nessun commento:

Posta un commento