lunedì 7 giugno 2010

Cota: "non sono un pubblico funzionario, sono eletto dal popolo".



Andate subito a 5.55 del video per vedere la frase che dà il titolo al post (qui invece c'è l'intero post di Daniele Martinelli). Il problema che pone non è tanto di natura giuridica - credo lui sia governatore e deputato - ma concettuale e politico. Che idea del ruolo politico emerge dalla dichiarazione di Cota? Quale concenzione della politica sposa? Perchè l'idea di svolgere una funzione pubblica non sempre piacergli e subito si rifugia dietro l'elezione del popolo?

Ci sono tante cose che non capisco in questa frase di Cota: uno viene eletto dal popolo e non ne risponde in modo pubblico? L'elezione pone l'eletto sopra gli elettori e lo autorizza a non rispondere alle loro istanze? Come fa a non essere un funzionario pubblico?
La logica vuole che o Cota non è un funzionario oppure che non è pubblico.

1) Se Cota non è un funzionario...
In questo caso essere governatori o parlamentari (al momento in cui scrivo l'incarico rimane doppio e non smentito) è un lavoro che non ha funzione: né governativa, né sociale... c'è una totale assenza di motivazione nell'avere un governo e una classe politica.
Se Cota la pensa davvero così, forse è il caso che lasci ad altri l'incarico di governarci o di fare il parlamentare.
Come un dipendente al comune o in regione è tanto dipendente che funzionario, così lo è pure chi comanda quella regione o quel comune. Insomma: tutti gli statali - anche magistrati, professori, etc - sono funzionari dei cittadini. Perchè i politici non dovrebbero esserlo?
Se volete essere cattivi, potete vederci questa affermazione: a noi dei cittadini (dopo che ci hanno votato) non ce ne frega niente. Anche per questo, forse, parlano di popolo.


2) Se Cota non ha un ruolo governativo (visto che funzionario ha detto di non esserlo) di tipo pubblico...
In questo caso la politica non è più al servizio di tutti i cittadini, non si impegna per il bene comune e via dicendo. Eppure in democrazia la politica dovrebbe essere per il bene di tuttii, infatti chi vince viene eletto da una parte degli abitanti democratici ma poi li governa tutti. Il fatto che possa governare tutti si ottiene perchè gli sconfitti riconoscono il ruolo istituzionale del vincitore e lo rispettano perchè il vincitore si impegna a rispondere anche alle istanze degli sconfitti, delle minoranze o di eventuali voci contrarie, magari interne al proprio partito.
Cota sta ammettendo di essere lì solo per il suo (presunto) popolo padano che - in questo caso - non l'ha soltanto eletto ma incoranato monarca assoluto (ma federalista)?
O - ancora peggio - sta dicendo di non essere un politico e di gestire solo interessi particolari?

Se l'italiano Co(n)ta ancora qualcosa vorrei capire in che modo un esponente politico può essere tale senza essere un funzionario pubblico. Invito Cota e chiunque altro a spiegarmelo, per favore.

L'ultima nota è all'intervistatore: non penso che in Piemonte (o in Emilia Romagna) ci siano dei "grillini", al massimo ci sono degli "esponenti del MoVimento 5 Stelle" o dei "funzionari (pubblici) dei cittadini".
Sono d'accordo che, chiamandosi il partito "MoVimento 5 Stelle" non si può tirarne un neologismo come succede per "PDL-ini" o "leghisti".

Mi sembra non troppo professionale rifilare etichette in questo modo, anche se capisco l'esigenza a trovare qualcosa di pregnante per etichettare un movimento. Come gli esponenti del MoVimento 5 Stelle non sono "grillini" così i rappresentanti dell'Italia dei Valori non sono "dipietristi", quelli del PDL non sono "berluscones" o "ladri", quelli della Lega non sono "bossiani" e quelli del PD non sono "bersaniani" o "comunisti".

Chiudo la nota con una proposta: Daniele, che ne dici di "moVimentati"?




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